Pietro Terzini e la sua arte: “digital” ma anche “street”

Pietro Terzini e la sua arte: “digital” ma anche “street”

Pietro Terzini è un artista, architetto, designer e digital manager.
Pietro opera nel campo del digital e le sue opere si ispirano alle subculture dei millennials e della generazione z.
La sua produzione ambisce a raccontare la cultura giovanile, in modo ironico, provocatorio ed accattivante. Attraverso una narrazione da “art provocateur”, Pietro Terzini racconta l’amore ai tempi di Tinder, la musica, le nuove tendenze e contaminazioni, in maniera pungente e suggestiva.
Ho chiesto a Pietro di raccontarci il suo progetto artistico, le sue ispirazioni e riflessioni.

– Com’è nato il tuo progetto artistico Friday Fries e qual era il tuo obiettivo?

Friday Fries è una pagina nata un po’ per caso nel 2017. Non avevo un profilo IG personale (sin da bambino, non ho mai amato essere fotografato), ma avevo voglia di condividere quello che mi piaceva con altre persone, per vedere se potesse piacere anche a loro; sono molto curioso di sapere cosa piace alla gente, così ho creato la pagina!

Inizialmente, Friday aveva dentro di tutto, dal cibo, alla moda ai film. Successivamente, in modo del tutto naturale, si è trasformata in una pagina di “quotes” sui sentimenti, in particolare sull’amore.
Oggi, pochissime persone leggono un libro, ma allo stesso tempo tutti, in quanto esseri umani, abbiamo la necessità di nutrire la nostra anima con concetti profondi e universali.
Per questo motivo, un post immediato, che racchiude un concetto o una visione condivisa, diventa potentissimo. La pagina è cresciuta per questo: la gente si ritrova nei messaggi espressi e li condivide.

Penso che tra cinquant’anni si parlerà di quest’epoca dei “post emozionali” come una vera e propria corrente letteraria, simile, per alcuni tratti, all’ermetismo degli anni ’30 o al romanticismo delle sorelle Brontë.

Pietro Terzini - Niggas in Paris

© Pietro Terzini, “Niggas In Paris”, heavy body acrylic on Chanel Paper jumbo Shopping Bag, 100x70x8, 2020.

– Oltre ad essere artista e digital manager, sei architetto. La tua formazione da architetto influenza il tuo modo di pensare e di vedere il mondo?

Non lo so, credo che il mio modo di pensare e vedere le cose mi abbia portato a studiare architettura. Sono molto curioso e da sempre mi interessa capire come sono fatte le cose.
L’architettura mi ha permesso di capire come sono fatte le città, gli edifici e come questi fattori determinino il modo di vivere delle persone.
Penso che l’architettura sia la più alta forma d’arte praticabile ma, allo stesso tempo, in questo periodo storico, la più bistrattata.

Pietro Terzini - Dior but psycho

© Pietro Terzini, “Dior but Psycho”, heavy body acrylic on Dior Paper Shopping Bag, 72x52x8, 2020.

– Questo nuovo modo di comunicare, di trasmettere concetti attraverso immagini e frasi chiave, sta diventando proprio del mondo della moda; pensi che avrà sempre più influenza anche sull’architettura?

Lanciare messaggi con capi d’abbigliamento è un trend ed è stato sdoganato da Virgil Abloh. Lui è architetto e partendo dal concetto generativo della Bauhaus, secondo cui la forma segue la funzione, ha esplicitato la funzione stessa di un oggetto, scrivendoci sopra! Ad esempio su un paio di scarpe ha scritto “For Walking”. A partire da questo, i messaggi e le scritte sui capi hanno esplorato anche altri campi come quello del “women’s empowerment” con Dior di Maria Grazia Chiuri e la t-shirt “We should be all Feminist”, fino alla collaborazione di Valentino con la pagina Instagram We’re Not Really Strangers.
Si potrebbe, quindi, dire che il tema di utilizzare scritte per lanciare messaggi nella moda trovi una radice anche nell’architettura; tuttavia, penso che l’architettura non abbia bisogno di scritte per lanciare messaggi.
Le opere che mi piacciono di più lavorano con gli elementi propri della disciplina: costruzione, forma, materiale e luce. Solo un “mix fresh” di questi ingredienti porterà l’architettura ad essere veramente comunicativa.

Pietro Terzini - From nada to Prada

© Pietro Terzini, “From Nada To Prada”, heavy body acrylic on Prada Cardboard Shoe Box, 75 x 60 x 8, 2020.

– Il mondo della moda è continua ricerca di novità e di tendenza, mentre l’architettura ambisce a perdurare nel tempo. Sei d’accordo?

Sì, sono d’accordo.

Pietro Terzini - The best things are not things

© Pietro Terzini, “The Best Things Are Not Things”, Gloss on Louis Vuitton Paper Jumbo Shopping Bag, 133x91x5, 2020.

– Se dovessi dare una personale definizione di architettura, quale sarebbe?

Penso che una giusta definizione sarebbe: “L’architettura è l’arte di creare lo spazio”.

Pietro Terzini - Sometimes The Grass Is Greener Because It's Fake

© Pietro Terzini, “Sometimes The Grass Is Greener Because It’s Fake”, heavy body acrylic on archival paper, 50 x 40, 2020.

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Classe 1995. Claudia consegue la laurea magistrale in Architecture-Built Environment-Interiors al Politecnico di Milano, con una tesi di rigenerazione urbana. Durante gli studi, alimenta la sua curiosità per il mondo e per l’architettura, vivendo tra Lisbona, Londra, Atene e Milano. Appassionata di scrittura e di ricerca, partecipa a pubblicazioni di Corriere della Sera, Abitare Magazine, Solferino Libri e 24 ORE cultura.
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