StileLibero. La Rivelazione.

StileLibero. La Rivelazione.

Stile: si configura come portatore di qualità precise che hanno in sé un significato specifico, capace di definire valori sociali, morali, economici, diventando segno di appartenenza a un canone, di giudizio gusto o maniera.

Libero: liberismo, teoria economica che sostiene la libera iniziativa e il libero mercato come unica forza motrice del sistema economico.

La rivelazione implica un processo comunicativo che porta a conoscenza dei più un messaggio fino a quel momento celato. L’esistenza di uno StileLibero™ è materia in fase di approfondimento che richiede un certo periodo di sedimentazione e fissità perché possa riconoscersi come tale. La ricerca ha origine nel progetto di tesi magistrale in Architettura condotto nel 2019 con Andrea Abeni presso il Politecnico di Milano, sotto la guida del Prof. Marco Biraghi e di Lorenzo Degli Esposti.

Non è possibile elaborare una teoria unica valida per ogni caso possibile, lo Stile è per sua natura Libero, ma necessita di essere decifrato secondo dei tratti che lo rendano di immediata riconoscibilità. Malgrado la sua condizione di precaria instabilità e continua riorganizzazione, lo StileLibero™ esprime fedelmente l’indole di una civiltà e certe inclinazioni delle popolazioni. In tal senso, appaiono quanto mai attuali le parole di Camillo Boito nella personale ricerca dei caratteri stilistici nazionali, fornendoci la sua definizione di stile architettonico:

“Ogni stile architettonico ha dunque un’ossatura sua propria, che viene dalla distribuzione interna dell’edificio, dalla qualità dei materiali impiegati nella costruzione, dall’ordinamento statico della fabbrica, dalle condizioni naturali del paese, da certi principii della scienza e della pratica architettonica, – principi diversi, come tutto il resto, secondo i secoli e i luoghi. Or questa ossatura logica, davvero dipendente, più razionale che artistica, è l’organismo. Ma l’organismo non basta a formare lo stile. L’architettura non si ferma all’ufficio di servire e di rivelare la distribuzione e la costruzione: intende ancora alla bellezza, esprimendo con allegorie dirette, con astratte analogie, o con l’indefinibile spirito dell’arte, l’uso dell’edificio, rappresentando quasi inconsapevolmente l’indole della civiltà, certi stati delle culture, certe inclinazioni poetiche o prosaiche dei popoli, e finalmente dando una forma all’animo artistico tutto individuale dell’architetto. Or questi molteplici e differenti ufficii, più civili, estetici, ideali che non scientifici, sembra a noi di poter indicare con la parola simbolismo. Chi ne vuole una più propria, la cerchi. Il vero bello viene dalla intimità delle due parti. E l’espressione anche: le due parti formano dunque unite ciò che si dice uno stile architettonico” 1

Parlare di Stile richiede un confronto diretto con le manifestazioni estetiche di oggi; concrete espressioni dei valori individuali e collettivi della società. L’unico modo perché possa essere compreso è cercare di descriverlo, con la consapevolezza che nell’ambito prefigurato tutto risulta essenziale alla costruzione di una narrazione coerente. Lo studio dei suoi sintomi, la conoscenza sistematica con cui si esplicita, impongono metodi di indagine e riflessione che si confrontano necessariamente con la realtà.

Il tema della realtà viene ampiamente affrontato dagli studi sulla città contemporanea effettuati da Rem Koolhaas; lo StileLibero™ è in parte debitore delle sue affermazioni, secondo cui “la migliore definizione dell’estetica della Città Generica è stile libero”.2 Il free style invocato dall’autore forse non viene compreso appieno per il suo potenziale, in quanto solo annunciato, non approfondito e nemmeno affiancato dall’usuale trademark che Koolhaas adotta per i termini su cui vuole pretenderne la paternità.

Annidato tra le tante risposte di come l’architettura reagisce alle implicazioni del libero mercato, lo StileLibero™ è una di queste, non è l’unica, ma sicuramente è tra quelle che ne esplicitano meglio le logiche. I fenomeni della globalizzazione, di per sé, sono un concetto teorico che hanno ben poco a che fare con la realtà; quando si manifestano devono inevitabilmente interagire con il locale. Se il regionalismo critico era un approccio col quale l’architettura opponeva una certa resistenza “locale” ai caratteri generici del moderno3, lo StileLibero™ potrebbe esserne una sua declinazione propria della città contemporanea, o meglio dire degenerazione.

La città generica teorizzata da Koolhaas rappresenta la culla dello StileLibero™; nasce quando incontra l’identità latente della città contemporanea. Come un’erbaccia infestante nel giardino, se trascurato, cresce incontrollato e fagocita tutto il resto. La natura dello StileLibero™ è rizomatica; il diffondersi puntuale dei centri massaggi cinesi e delle sale slot in tutte le metropoli contemporanee ne è la concreta espressione. Libero mercato ed estetica degenerata: lo StileLibero™ agisce in tutte le scale in cui si rivela, dalla dimensione territoriale a quella architettonica.

A dominare l’immaginario dello StileLibero™ sono gli interessi individuali e gli stili di vita che determinano la struttura morfologica del territorio. Città consolidata e città diffusa vivono di numerose analogie che caratterizzano la società odierna, lo StileLibero™ è una di queste; nasce nel contesto della città diffusa, ma attecchisce allo stesso modo in altri ambiti. La città contemporanea prevede la convivenza di due entità urbane parallele che si riversano l’una nell’altra; nella zona liminare di intersezione tra i due sistemi, lo StileLibero™ raggiunge la sua apoteosi. Il mall ne è la tipologia suprema: laddove la massima possibilità economica si fonde con l’estetica degenerata il legame si salda indissolubilmente.

La disciplina architettonica ha generato nel corso degli anni un vastissimo repertorio di vocabolari; lo StileLibero™ ne attinge con disinvoltura, rimescolandoli continuamente al fine di dar vita ad un’architettura genuinamente libera. La possibilità di attingere da un numero imprecisato di elementi lessicali, rende lo StileLibero™ sempre al passo coi tempi; in un’epoca di veloce consumo delle immagini, qualsiasi opera prodotta dalla cultura architettonica può essere immediatamente fagocitata dallo StileLibero™. Esso non ha bisogno di rivendicare una certa coerenza stilistica. Tuttavia i soli elementi lessicali non fanno una grammatica; lo StileLibero™ è analfabeta, dotato di una esile struttura sintattica si compone prevalentemente in due modalità: simmetrico, per abbattere i costi, e casuale approssimativo.

Nel pieno possesso delle sue facoltà, lo StileLibero™ può coscientemente attingere dal calderone della storia passata e ripresentare degli stilemi senza dover essere vincolato ad alcuna tendenza specifica. Il suo progredire è volto alla costruzione di un nuovo immaginario capace di contenere svariate forme estetiche, passate e future. Mentre tutti vogliono essere all’avanguardia, lo StileLibero™ non disdegna il passato; è privo di giudizi storiografici e opera diversamente in ogni circostanza, adeguandosi alle contingenze. Prestando particolare attenzione ai molteplici modi in cui si configura, esso trascende il tempo e il luogo; inserito nelle pieghe della storia è portatore di valori universali riscontrabili in ogni dove.

Lo StileLibero™ è per sua natura democratico; permette ad ogni individuo di esprimersi mediante l’esplicitazione conscia o sub-conscia di un linguaggio. Il culto dell’individualismo contemporaneo trova ampi spazi nell’estetica degenerata dello StileLibero™. Il territorio che lo concepisce trova origine nella volontà individuale di esprimere sé stessi e creare il proprio guscio di protezione verso l’esterno. Lo StileLibero™ rappresenta uno sguardo diverso sulla realtà, teso a carpirne le sottili e intriganti manifestazioni celate. Gli stili di vita proiettano immediatamente nel campo dell’estetico i desideri latenti che circolano nella società dei consumi, prefigurandosi una moltitudine di identità caotiche e tormentate in perenne lotta fra loro.

Se il liberismo è una dottrina economica, lo StileLibero™ deve essere annoverato tra i suoi fondamenti. L’attuale infrastruttura economica si dichiara in molte varianti, non importa quali esse siano, puntano tutte verso la stessa direzione. La libera iniziativa privata determina il mercato libero, unica forza motrice del sistema economico. Con l’affermarsi della globalizzazione esso si priva gradualmente delle forme di regolamentazione, nessun impedimento deve ostacolarlo, aspira al dogma della concorrenza perfetta. Allo stesso modo, anche lo StileLibero™ mal sopporta le norme, che siano giuridiche, estetiche, morali, se non quelle prettamente economiche. All’odierna finanziarizzazione del mercato si affianca una presunta smaterializzazione dei processi; i passaggi invisibili che compie la merce, dalla produzione alla consegna, si celano agli occhi del consumatore. Lo StileLibero™, al contrario, è resiliente alle trasformazioni riguardanti il sistema digitale; si ancora saldamente al suolo di appartenenza, mutando la propria forma per rimanere sempre sé stesso. Le crisi sistemiche sono elementi propri del liberismo, compaiono ciclicamente per destabilizzare e ristabilizzare i precari equilibri del mercato. La volatilità dei prezzi e l’intensità delle crisi finanziarie permeano ogni meandro della società contemporanea, condizionando anche le manifestazioni dello StileLibero™. Esso subisce duri colpi dalla scarsità di investimenti in tempo di crisi, ma risale sulla cresta dell’onda non appena il mercato torna a dare i primi segni di ripresa. La fede nello StileLibero™ è assoluta.

Una volta che lo StileLibero™ si rivela nella sua essenza è possibile riconoscerne le tendenze, studiarne le evoluzioni ed opporvi le necessarie forme di resistenza culturale. Ciò che resta dopo aver rincorso affannosamente le sole logiche economiche è lo StileLibero™ in tutta la sua purezza. Nell’attuale fase storica, momento di crisi della disciplina architettonica in cui non si presentano nuovi paradigmi, lo StileLibero™ trova piena legittimazione per un agire libero e incontrastato.

Lo stile tardo descrive un momento, nell’evoluzione della cultura, che precede il passaggio a un nuovo paradigma, un momento non fatale o senza speranza, ma che ha insita in sé una possibilità di innovazione e trasformazione.” 4

Definito da Edward W. Said come “Late Style”, viene ripreso da Peter Eisenman per suggerirci come guardare “all’ambito specifico della propria disciplina e dentro la sua storia può essere un modo per occuparsi dell’oggi”.5

L’odierna subordinazione alle tendenze dominanti necessita di un operare che agisca dentro la realtà, assumendo una posizione che perlomeno voglia provare a proporre qualcosa di diverso rispetto a ciò che un sistema, in questo caso di mercato, richiede.

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1 Camillo Boito, Sullo Stile futuro dell’Architettura italiana, in Architettura del Medio Evo in Italia, Milano, 1880, Hoepli; introduzione. p. XI.

2 Rem Koolhaas, Junkspace, Quodlibet, 2006. p. 40.

3 Kenneth Frampton, Storia dell’architettura moderna, Quarta edizione, Zanichelli, 2008. p. 371.

Peter Eisenman, Sei punti, Insegnare architettura in Casabella 769. Settembre 2008. pp. 3-5.

Ivi.

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Marco Galloni Author
Laureato in Architettura al Politecnico di Milano nel 2019. Attualmente collabora con lo Studio Galloni affrontando architettura e design alle diverse scale, dal paesaggio domestico alla dimensione urbana. Dal 2012 collabora con varie realtà milanesi, tra cui: Enerqos Spa, Degli Esposti Architetti, One Works Spa e Fuzz Atelier. Nel 2015, è co-fondatore del gruppo di ricerca Ars Contrasti, think tank di architettura e ricerca indipendente. Nel 2017 prende parte alla mostra sul disegno d’architettura A’ Contre-Jour di Dedar Milano e Salon de Refuse – Palazzina 7. Nel 2015 viene selezionato per partecipare alla Mostra 02 | 06 con diversi architetti italiani come Andrea Branzi, Ugo la Pietra e Franco Purini, presso la galleria Tulpenmanie di Milano. I suoi interessi, coltivati con passione da diversi anni, oscillano tra giardinaggio, falegnameria e massoneria.
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