CITTÀ DEL FUTURO

Spazio, cittadini e Smart City

Potremmo definire il futuro come l’insieme delle idee che verranno perseguite in modo concreto e che necessitano del maggior sforzo da parte della nostra società per metterle in pratica. Proprio in questo periodo stanno crescendo in numero le idee relative al futuro, di cui molte non prevedono l’Umanità su questo pianeta o sulla sua superficie. Qualunque essa sia, non sarà la nostra generazione e neanche quella dei nostri figli, probabilmente, a poter sperimentare viaggi su “treni spaziali” e ad andare in vacanza sulla Luna. A prescindere dall’opinione che si può avere in merito a questo futuro, il nostro obbiettivo deve essere quello di creare città che si possano interfacciare con le nostre idee per l’avvenire e permettere alla nostra e alla futura società di potersi esprimere in modo efficacie in tutti gli aspetti della nostra vita.

Il concetto di Smart City è, per esempio, uno degli argomenti più concreti che si possono considerare per disegnare quella che potrebbe essere la futura casa dei cittadini, cioè non soltanto un insieme di edifici vicini tra loro ma un organismo composto da veri e propri corpi intelligenti che offriranno spazio alle nostre funzioni, ritmati da vie di trasporto e comunicazione potenti, sicure e autonome. Non è soltanto un’idea. Questo è già un progetto Europeo, tra le altre cose, che punta a stimolare i tessuti urbani del nostro pezzo di Occidente che vogliono poter competere in futuro, innanzitutto con se stessi, ed elevarsi allo status di Città Intelligente.
Abbiamo anche altri strumenti. Saranno aspetti, in generale, che una volta sommati ci permetteranno di mettere in pratica il processo di attuazione delle tecnologie chiave per il domani. Questi aspetti, come la sicurezza, la sostenibilità e la connessione, concorreranno nella misura in cui accettiamo di procedere con un investimento totale nel cambiamento delle nostre urbanità.

In questo numero vogliamo parlare anche di persone. Chi saranno i cittadini del futuro? Quali saranno i futuri rapporti di gestione del costruito? Quali i processi politici e sociali per ordinarli?
Sempre più spesso, per esempio, vediamo entrare i fruitori del progetto nel progetto stesso. Nel concetto più particolare di Architettura Partecipata si cela il tema più generale dell’appropriazione degli strumenti di ideazione da parte della popolazione, della comunità, della collettività. Nasce il pensiero secondo il quale l’oggetto del progetto sia un bene di interesse comune, anche nella sua fase di definizione e soprattutto in quella della gestione, sfidando le criticità della tradizione che punta a classificare e distinguere prima le zone di una città e poi le persone che le abitano. Sicurezza, inclusione, sostenibilità, connessione, e via dicendo, sono solo alcune delle caratteristiche del futuro che tutti noi dovremmo immaginarci.

Ma queste, soprattutto senza un progetto concreto, sono solo idee. Il punto di partenza per riappropriarsi del luogo in cui ci rechiamo quotidianamente, per studiare o lavorare, oppure la creazione di quel contesto in cui vogliamo vivere un giorno, in cui architettura e tecnologia concorreranno a migliorare sempre di più la nostra civiltà è sempre più attuale, e noi vogliamo parlarne qui ed ora.

Editoriale: Tommaso Longoni e Luca Fabbri
Copertina: Out soon!

 

Partecipazione 2.0

˂˂Sembra dunque assolutamente logico pensare che se una stessa persona assumesse entrambi i ruoli, quelli dell’abitante e del costruttore, non avrebbe alcun problema da risolvere, né capelli da spaccare in…

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