È lo spazio virtuale la più grande invenzione architettonica dell’ultimo secolo?

È lo spazio virtuale la più grande invenzione architettonica dell’ultimo secolo?

Prendiamo in considerazione due tipi di spazio, quello fisico e quello virtuale, il primo a noi noto, da noi ben studiato ed utilizzato con quotidianità da sempre, il secondo ha stravolto le nostre vite nell’arco degli ultimi 15 anni e anche se ai nostri occhi sembra una realtà ormai insita nei nostri usi e ben metabolizzata, ancora non siamo ben consci dei cambiamenti che ha introdotto nelle nostre vite e di quelli che introdurrà nel prossimo futuro.
È azzardato affermare che si tratta dell’invenzione architettonica più radicale del secolo? In che modo si interfaccia con lo spazio fisico? Con che conseguenze e con quali risvolti futuri? Nel testo che segue proverò a condividere con voi qualche pensiero con l’auspicio che possa innescare in voi qualche riflessione, che possa arricchire il dialogo su questo tema forse sottovalutato.


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Sono stati tanti gli illustri personaggi che nel secolo scorso hanno cercato, con lungimiranza, di immaginare come sarebbe potuto essere il volto delle nostre città al giorno d’oggi, molte volte sbagliando le loro previsioni.

Durante i primi del novecento le città del futuro venivano spesso immaginate come città a sviluppo verticale, con marciapiedi mobili a mezz’aria e con dirigibili che trasportavano merci nei centri abitati.

La nostra fiducia nella tecnologia ha dato il via alle più disparate visioni di un futuro prossimo governato da macchinari ed infrastrutture, la tecnologia si è invece sviluppata in tutt’altro modo ed internet ha vigorosamente virato la rotta dello sviluppo in un’altra direzione, aprendo le porte ad un altro soggetto, entrato prepotentemente nello scenario urbano: lo spazio virtuale, che nel tentativo di disegnare un ipotetico scenario futuro credo debba essere preso in considerazione.

Ora, parlare di uno spazio non fisico potrebbe risultare fine a se stesso, quindi per dare una valenza concreta a questo nuovo soggetto dobbiamo capire se, e in che modalità, interagisce con lo spazio tradizionale.
Personalmente vedo questa interazione innegabile e forte più che mai quando un negozio di scarpe chiude perché messo in ginocchio dalla spietata concorrenza di Zalando, lo stesso vale per Amazon che sta sbaragliando ogni forma di vendita al dettaglio, lo vedo quando agenzie di viaggio online riescono ad offrire un servizio di pari livello a quello dei tour operator fisici, osserviamo dunque questo trend in crescita in cui lo spazio virtuale si sostituisce a quello fisico e la diretta conseguenza è che lo spazio costruito, già abbondantemente in eccesso, perde la sua funzione presentandosi a noi come uno spazio che ha smarrito il suo motivo di esistere, risulta dunque inutilizzato andando a sommarsi ad un importante patrimonio in abbandono.

Sono spazi che in qualche modo ci interrogano e si mettono in fila in attesa che il loro ruolo venga ripensato.

Nell’ipotetico scenario in cui questo trend continui, forte anche delle nuove tecnologie Blockchain, non viene difficile immaginare un panorama in cui ogni forma di costruito dedicato ai servizi pubblici perda la sua valenza.

Cosa ne sarà dunque di questo enorme patrimonio?
Quali sono gli spazi che oggi mantengono un significato per la nostra società e perché?

Il food delivery ha intaccato in maniera marginale la frequenza con cui nei fine settimana siamo soliti andare a cena fuori, allo stesso modo Netflix o lo streaming online non hanno sottratto significato a luoghi come i cinema, se lo spazio virtuale non riesce a sostituirsi a questi spazi fisici è perché essi sono tutelati dalla funzione sociale che svolgono.

È dunque interessante immaginare una comunità che in futuro sarà in grado di capitalizzare il grande vuoto lasciato da tutte quelle forme di servizi che non avranno più motivo di esistere fisicamente, privilegiando invece le attività che contribuiscono a creare le premesse per permettere la manifestazione di quel fenomeno che noi chiamiamo “Urbanità”.

– Fedor Michajlov Dostoevskij, Delitto e castigo, Torino, Einaudi, 1947.
– Gabriele Basilico, Ascolto il tuo cuore, Losanna, Skira, 2015.
– Italo Calvino, Le città invisibili, Torino, Einaudi, 1972.
– Kazuo Ishiguro, Non lasciarmi, Torino, Einaudi, 2007.
– Luigi Ghirri, Lezioni di fotografia, Macerata, Quodlibet, 2010.
– Pier Paolo Pasolini, L’odore dell’India, Milano, Garzanti, 2015.


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Nasce in provincia di Roma, dove la campagna tempra e fa sognare. Fotografo ed eclettico per natura, si laurea all’Università Di Roma “La Sapienza” in Scienze dell’Architettura. Attualmente trasferitosi a Milano per completare il suo percorso universitario presso il Politecnico. Crede che non ci sia un’unica verità ma un unico modo per esprimerla: restando fedeli a se stessi.
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