Architettura Circolare: cambiamento climatico e nuovi modelli di sviluppo economico

Architettura Circolare: cambiamento climatico e nuovi modelli di sviluppo economico

Limitazione degli sprechi, riduzione dei consumi e sfruttamento consapevole delle risorse sono i capisaldi sui quali erigere un modello di sviluppo economico che dalla contemporaneità ci conduca verso l’unico futuro possibile: un futuro che sia sostenibile e innovativo. Il problema del cambiamento climatico e dell’insostenibilità del modello economico su cui si basa la società odierna è largamente dibattuto, in questo articolo verrà analizzato il risvolto architettonico.


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L’attuale sistema economico e sociale basato sulla globalizzazione e sulla liberalizzazione calca l’interesse sull’aspetto finanziario dell’economia non considerando quello produttivo e soprattutto ignorando pienamente i limiti fisici del pianeta.
Doverosa è l’attuazione di una rivoluzione culturale che sappia arginare i danni causati all’ambiente, conseguenza dello stile e dello standard di vita a cui siamo abituati, con l’obiettivo di ridefinire uno schema economico lungimirante che sappia riconvertire le attività produttive e il settore energetico.

Appurato che ognuno di noi ha un ruolo nella società, che tutti siamo responsabili della situazione corrente, allo stesso modo ognuno di noi dovrebbe contribuire al cambiamento in modo attivo.
Il mutamento non avverrà nell’immediato, le inversioni di rotta non possono compiersi in pochi istanti, ma l’ondata dovrà partire dal sistema politico ed economico per investire ogni campo in cui l’uomo opera nell’ottica di un cambiamento globale.

In molte discipline ed in particolare nel sistema industriale, ci si sta spostando da un sistema economico lineare ad un modello circolare pianificato per riutilizzare i materiali in successivi cicli produttivi, riducendo ai minimi gli sprechi.
Modus operandi alla base di questo approccio è l’esame scrupoloso di tutte le fasi produttive della filiale partendo dalla progettazione, arrivando alla distribuzione fino alla fase di dismissione del manufatto.
Il fine ultimo è la riduzione dell’apporto di energia, l’utilizzo di materia grezza partendo da prodotti di riuso, in modo da minimizzare scarti e perdite.
Questo approccio permetterebbe un drastico cambiamento ed uno sviluppo sostenibile applicabile idealmente a tutti i settori e capace di generare un cambiamento globale.

A tal proposito potremmo applicare lo stesso concetto anche nel campo dell’architettura ragionando per analogie e considerando l’edificio come prodotto industriale.
Troppo spesso erroneamente identifichiamo con il termine “Green Architecture” i grattacieli ricoperti di vegetazione, ma mascherare un edificio con una veste hipster rappresenta più un’attrattiva per il mercato alto borghese che la reale soluzione al problema climatico e ambientale.
L’architettura sostenibile è tale solo se l’intero processo produttivo ne rispetta i paradigmi. Possiamo agevolmente renderci conto di come il reperimento dei materiali, gli scarti di produzione, l’utilizzo e la dismissione del prodotto-edificio siano processi che di per sé producono sprechi di materiale ed inquinano il pianeta.

L’approccio progettuale dovrebbe considerare l’intero ciclo di vita dell’edificio in modo che i materiali siano adatti ad essere reimpiegati in altre opere edili o in altri processi produttivi.
Oltre alla scelta dei materiali da utilizzare per la progettazione e costruzione è necessario che siano ricercati alti standard prestazionali a livello energetico e che questi implichino l’impiego di fonti rinnovabili.
Da questo punto di vista sicuramente le normative e gli obblighi introdotti negli ultimi anni sul risparmio energetico e standard minimi sono un buon punto di partenza.

I pionieri di questo pensiero si trovano in Danimarca, si tratta dello studio di architettura 3XN, uno dei primi a concretizzare queste teorie nella realizzazione di un progetto di residenze convenzionate che sfrutta un’area dismessa vicino alla ferrovia per creare un quartiere basato sui principi di sostenibilità e rigenerazione ambientale, energetica ed economica, trasponendo in architettura il concetto di “Economia Circolare” introducendo il tema dell’”Architettura Circolare”.
In Danimarca circa l’87% del materiale usato nell’industria edile viene riciclato grazie all’ottimizzazione del processo progettuale che si basa sull’idea di disassemblaggio del prodotto finito nell’ottica di riutilizzare i materiali in altri processi una volta terminato il ciclo di vita dell’edificio.
Pavimenti, serramenti, pareti possono così essere smontate e riassemblate, riadoperate per altri prodotti architettonici e rigenerati terminato il loro impiego nel campo edile.
Le alte prestazioni energetiche e il bassissimo scarto generano un modello architettonico sostenibile che permette di adattarsi alle esigenze contemporanee evitando che nel momento della dismissione l’edificio si riduca ad un cimitero di materiali. Il riuso è vantaggioso anche a livello economico oltre che ambientale. Le materie prime impiegate nella realizzazione sono anch’esse derivate dalla rivalorizzazione degli scarti di altre produzioni. La scelta della giusta partnership e la collaborazione tra aziende sono alla base di questo sistema economico.
L’abilità del produttore/designer di reinventare materiali di scarto senza perdere piacevolezza estetica sarà il vero punto di forza.

– Building a Circular Future, 3XN, 3rd Edition, www.gxn.3xn.com, 2019.
– Peter Lacy, Jakob Rutqvist, Beatrice Lamonica, Circular economy: Dallo spreco al valore, Traduzione M. Vegetti, Milano, EGEA, 2016.


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Architetto laureato al Politecnico di Milano nel 2017 con una tesi sulla riqualificazione delle batterie militari dell’Isola di Spargi; dopo una breve esperienza a Dublino, inizia una collaborazione con uno studio di architettura Milanese, nel 2018 ottiene l’abilitazione alla professione. Attualmente collabora a progetti internazionali di architettura, interior design ed allestimento. La sua idea di architettura è fondata sull’inscindibile dialogo con l’esistente in un’ottica di riqualificazione attiva dei luoghi, dove l’arte resta uno spunto ed un riferimento progettuale. Appassionata di arte e fotografia.
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