Spazio – casa: uno sguardo al futuro

Spazio – casa: uno sguardo al futuro

Luogo di espressione della libertà del singolo individuo e riparo sicuro dalle incombenze del mondo, la casa, in un periodo di grande incertezza come quello dettato dalla Pandemia da Covid-19, ha assunto un ruolo fondamentale e si è dimostrata, ancora una volta, bene essenziale di ciascun essere umano. Come sarà la casa del futuro? Come vivremo nel mondo che sarà? Gli architetti sono chiamati ad interrogarsi per dare vita ad una nuova visione dell’abitazione, in grado di avvicinarsi alle diverse aspettative sociali ed adatta a soddisfare le esigenze della realtà odierna.

“A cosa serve una casa se non hai un mondo decente in cui metterla?” scrisse il filosofo trascendentalista Henry David Thoreau, sostenendo l’essenziale rapporto tra il mondo esterno – la natura – e l’ambiente domestico in cui l’uomo trova rifugio. Oggi, a fronte di una crisi climatica sempre più imminente e delle forti ripercussioni che tale fattore ha sull’esistenza dell’uomo, questo interrogativo dal tono provocatorio, appare attuale e drammaticamente realista.
Ripensare l’abitazione è fondamentale in un periodo di forte cambiamento sociale: si pensi alla “Casa come una macchina per abitare” concepita da Le Corbusier nel 1923 in “Vers une architecture”, momento in cui si delineavano i punti fondamentali per la vita nella società moderna; alle innovazioni apportate dal Bauhaus con il contributo di Walter Gropius e Marcel Breuer, o alla nuova concezione dell’architettura d’interni di Florence Knoll Bassett, nata per rispondere alle esigenze dell’abitare dell’epoca.

In quest’ ultimo periodo ciascuno di noi ha provato a reinventarsi, mettendo in discussione la propria quotidianità e le proprie abitudini, per far fronte ad un’esigenza superiore, dettata dalla crisi sanitaria. Come sarà la nostra quotidianità nel futuro? E’ necessario dare una nuova dimensione alle nostre aspettative? Che ruolo avrà l’abitazione nel nuovo scenario?

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© ste_poska, Spazi liberi. Una finestra de “La canonica di Nusenna”, Gaiole in Chianti, Toscana.

Nel 1956 Peter e Alison Margaret Smithson, tra i maggiori esponenti dell’architettura britannica del loro tempo, progettarono “House of the future”, ovvero un’abitazione ideale, con l’obiettivo di suscitare interesse per una discussione sulle teorie dell’abitare. Il progetto venne presentato all’Olympia Exhibition Centre di Londra. L’abitazione fu pensata per una coppia senza figli e adatta ad un futuro prossimo di 25 anni; ruotava intorno ad un ampio patio centrale ed era organizzata con tanti piccoli ambienti disposti in modo dinamico, attorno allo spazio del patio. La casa risultava isolata rispetto all’ambiente esterno, rivolta verso il suo centro; in connessione con il mondo solamente attraverso altoparlanti e microfoni.

Attualmente, ci si deve interrogare sul ruolo che la tecnologia debba avere per la realizzazione di un futuro dell’abitazione più sostenibile ed utile alla vita quotidiana, proponendosi come obiettivo quello di utilizzarla come strumento di condivisione e di connessione con l’esterno: attraverso l’uso della tecnologia si può aspirare ad una progettazione più sostenibile e ad un maggiore comfort. La prestazione dell’edificio va a costituirsi come elemento determinante per un’architettura utile e funzionale.
Attraverso la tecnologia BIM, l’architetto di oggi è disegnatore di performance. La domotica costituisce uno strumento fondamentale per l’evoluzione della casa e può essere utile allo sviluppo dinamico dell’abitazione; in modo tale da garantire risposta rapida ad esigenze temporanee.
Il periodo del lockdown causato dalla pandemia in corso, ha costretto ciascun individuo a riprogrammare le proprie giornate ed a riorganizzare la propria casa come spazio di lavoro. Abbiamo osservato il mondo attraverso la finestra della nostra abitazione, da un unico punto di osservazione, per lunghe e ripetitive giornate. La sfida che ci è stata posta è stata quella di ambire ad un equilibrio psico-fisico, mettendo in atto delle piccole strategie affinché fisico e mente potessero godere di buona forma ed affinché le nostre esigenze primarie potessero essere soddisfatte. La condizione in cui ci siamo trovati, ci ha portati ad avere un’idea del mondo come elemento alieno alla nostra condizione, ma allo stesso tempo determinante: la sorte del nostro futuro imminente dipendeva da ciò che sarebbe successo all’esterno. In situazione di isolamento, lo spazio acquisisce un ruolo chiave ed è importante diversificare le aree della casa, in modo tale da dedicare a ciascuna area una funzionalità diversa. Dare una regola alla casa, come Florence Knoll faceva negli anni ’50 con i suoi “paste-up” e saper distinguere spazio di svago da spazio di lavoro, ha consentito a ciascuno di dare un ordine alla propria giornata, donando valore al tempo trascorso. Lo spazio può essere inteso come “unità culturale”, ovvero come organismo vivente che educa la persona e ne migliora lo stile di vita. Secondo il pedagogista Mario Gennari: “Lo spazio può investire ruoli che potremmo definire ‘attoriali’, in cui esso è leggibile soprattutto quale soggetto in evoluzione, attivatore cioè di percorsi di conoscenza e consapevolezza autonomi”¹. La casa del futuro dovrà essere organizzata, ma soprattutto adattabile e dinamica: funzionale alla condivisione, ma anche utile all’intimità e all’isolamento.

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© ste_poska, Spazi occupati. Point of view, Hong Kong.

Come vivremo insieme nel futuro? La popolazione mondiale è in continua crescita, ma è necessario preservare l’ambiente naturale, poiché il nostro pianeta ha bisogno di spazio naturale per continuare a funzionare. “Abbiamo un ambiente limitato: il Pianeta. Chiunque pensi che si possa avere una crescita infinita in un ambiente finito è un pazzo o un economista”², così spiegò al The Guardian il naturalista David Attenborough, nel – ormai lontano – 2013. Per limitare l’espansione abitativa e per contenere l’utilizzo del suolo, lasciando posto alla natura selvaggia, è necessario che le abitazioni e le coltivazioni si sviluppino in verticale. Solo in questo modo, lasciando spazio alla natura, l’ecosistema potrà sfuggire al collasso.

La necessità di realizzare un ambiente abitativo standardizzato ed efficiente, utile a garantire una soluzione valida ad un consistente numero di abitanti, limitando l’utilizzo di spazio e garantendo massima efficienza energetica, può scontrarsi con le esigenze particolari del singolo e con la volontà di vivere e di organizzare lo spazio in maniera personale.
“La tua casa non sarà un’ancora, ma un albero. Non sarà una pellicola luccicante che copre una ferita, ma una palpebra che protegge l’occhio”³, con questa frase il poeta libanese Kahlil Gibran rivendica l’importanza dell’abitazione quale espressione dell’individuo e luogo confortevole di vita e di memoria, che non si riduce a mero, sterile spazio della quotidianità. L’operazione che l’individuo compie, decorando e rendendo personale uno spazio, è ciò che conferisce a tale spazio il carattere di abitazione e lo distingue da un semplice rifugio.

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© ste_poska, Barriere. Spiaggia 1/1/20.., Moneglia, Liguria.

Nella società liquida in cui viviamo, così definita dal celebre sociologo Zygmunt Bauman, l’individualismo sembra sopraffare il concetto di comunità. L’incertezza pare l’unica via perseguibile, il continuo cambiamento diviene una prerogativa fondamentale della vita dell’uomo contemporaneo. “Essere ‘locali’ in un mondo globalizzato è segno di inferiorità e degradazione sociale”⁴ scrive Zygmunt Bauman. In quest’ottica, in cui la vita risulta accelerata, la memoria collettiva ne viene compromessa. Il tempo modifica il ricordo, poiché si è continuamente soggetti a nuovi impulsi e nuovi stimoli.
I luoghi che si associano alla propria persona ed alla propria storia personale divengono multipli ed, in questo modo, la casa pare spesso essere un luogo di passaggio, privo di identità.
Che ruolo assumono i ricordi nella società contemporanea? Ciascuno di noi associa alla propria infanzia dei luoghi, dei ricordi che si conservano nel tempo e costituiscono le fondamenta della persona. La casa è stata, per le diverse generazioni, luogo identificativo, strumento culturale ed educativo.
E’ allora importante che la casa del futuro continui ad essere attivatore di conoscenza e luogo di memoria. L’uomo contemporaneo ambisce alla vita nella città, poiché nella città può praticare la libertà a cui auspica, in un contesto ricco di stimoli e sempre in movimento. Paradossalmente, negli ultimi mesi, coloro che abitavano nei grandi centri urbani hanno maggiormente accusato la ‘fatica’ causata dal confinamento. L’ambiente naturale, in questa particolare condizione, ha assunto un valore primordiale e, forse, è stato possibile verificare quanto la natura e lo spazio libero costituiscano bisogno essenziale dell’essere umano. Alcuni architetti hanno auspicato ad un ritorno alla campagna ed ai borghi, per risolvere la problematica abitativa del sovraffollamento dei centri abitati. Stiamo combattendo una battaglia contro la densità abitativa, rinnovata e resa più complessa dal virus in circolazione.

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© ste_poska, Mobilità sostenibile. Tra i portoni della città, Milano.

Abbiamo constatato come ciascun abitante debba avere a disposizione sufficiente spazio per la vita in autonomia, ed alcuni di noi hanno sperimentato l’esigenza di isolamento persino all’interno della propria casa, per limitare il rischio di contagio tra un inquilino e l’altro. In questo scenario, è possibile pensare alla casa del futuro come ad un ambiente flessibile, in grado di trasformarsi per assolvere funzioni differenti; un ambiente in cui la tecnologia ottimizza le prestazioni ed in cui il rispetto per la natura ed il desiderio di contribuire ad un ambiente più sostenibile costituiscono priorità inderogabili. Il cambiamento, per un futuro migliore in condivisione, deve partire da ciascuno di noi e la casa costituisce il riflesso della persona, per cui deve prendere parte al cambiamento. La prossima Biennale di Architettura, curata dall’architetto e ricercatore Hashim Sarkis, sarà determinante per cogliere le sfide che il mondo ci sta ponendo e tradurle in progetto abitativo per un futuro inclusivo e sostenibile; in cui le ambizioni del singolo e le esigenze della collettività possano fiorire in modo solidale.

Copertina: © ste_poska, Isolamento. Osservatorio Fondazione Prada, Milano.

¹ Mario Gennari, Pedagogia degli ambienti educativi, Armando Editore, Roma, 1997.
² Mark Riley Cardwell, Attenborough: poorer countries are just as concerned about the environment, The Guardian, www.theguardian.com, 16 October 2013.
³ Kahlil Gibran, On houses – The Prophet, Alfred A. Knof, New York, 1923.
⁴ Zygmund Bauman, Globalization: the human consequences, 1998.

– Henry David Thoreau, Walden, prima ed. 1854, Pac Mac Millan, London, 2008.
– Alison and Peter Smithson, From the house of the future to the house of today, a cura di Dirk van den Heuvel e Max Risselada, 2004.
– Geoffrey Scott, L’architettura dell’umanesimo, Roma, ristampa Castelvecchi Editore, 2017.

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Classe 1995. Claudia consegue la laurea magistrale in Architecture-Built Environment-Interiors al Politecnico di Milano, con una tesi di rigenerazione urbana. Durante gli studi, alimenta la sua curiosità per il mondo e per l’architettura, vivendo tra Lisbona, Londra, Atene e Milano. Appassionata di scrittura e di ricerca, partecipa a pubblicazioni di Corriere della Sera, Abitare Magazine, Solferino Libri e 24 ORE cultura.
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