Sostenibilità, Ornamento e Circolarità

Sostenibilità, Ornamento e Circolarità

“Modernità liquida”¹, con questo termine Zygmunt Bauman – sociologo e filosofo polacco deceduto nel 2017 – ha iniziato a definire a partire dalla fine degli anni ’90 la società attuale. Il paradigma pone al centro l’assenza di assiomi alla base della nostra cultura. Dalla perdita di ogni punto di riferimento consegue un disorientamento, dove l’individuo di fronte al cambiamento, dove tutto scorre, tenta di trovare una stabilità illusoria attraverso il consumo e l’apparire.
Il pensiero baumaniano mantiene tutt’oggi la sua forza e la sua attualità. Come è possibile declinarlo nel campo dell’Architettura contemporanea, o meglio nelle modalità adoperate dagli Architetti come reazione al tema della Sostenibilità?

Architettura sostenibile

In primo luogo è fondamentale definire l’Architettura sostenibile, su questo argomento si sta ragionando ormai da diversi anni ed in tutte le sue possibili sfaccettature; nonostante ciò vi è presente una generale confusione, forse dovuta all’ampiezza del tema in questione. Un primo fraintendimento è nel considerare l’Architettura sostenibile come equivalente alla Green architecture. I due termini sono usati in modo intercambiabile, nonostante presentino sottili differenze. Possiamo determinare il primo come un approccio che tiene in considerazione il futuro, sia del manufatto architettonico che dell’ambiente, affrontato su diversi piani della progettazione ed esecuzione dei lavori; dedicandosi anche sugli aspetti economico-sociali. Le Nazioni Unite indicano sostenibili quelle attività che non compromettono la capacità delle generazioni future di soddisfare i propri bisogni. A ciò si aggiunge l’affermazione dell’Agenzia per la protezione ambientale: la sostenibilità crea e mantiene le condizioni in cui gli esseri umani e la natura possono esistere in armonia produttiva, che permettono di soddisfare le esigenze sociali, economiche e di altro tipo delle generazioni presenti e future. Un edificio è sostenibile se produce degli effetti positivi non solo per chi effettivamente ci abita, ma va a toccare questioni relative allo spazio pubblico, alla salute-sicurezza urbana, allo spostamento in città e più in generale al suo rapporto con il contesto urbano.

Mentre il secondo termine ha una natura piuttosto vaga. Green architecture, Green building o Bio-architettura sono termini strettamente collegati al presente, ridurre l’impatto sull’ambiente e sulla salute dei suoi abitanti. Il metodo “green” non per forza è sostenibile di per sé, risultando dunque una condizione necessaria ma non sufficiente. Oltre all’approccio differente in ambito temporale, la Green building risulta avere un raggio di intervento più limitato, trascurando questioni spesso scomode. Una di queste può essere il ciclo di vita di un edificio e la futura fase di de-costruzione, che sarà trattato qui in seguito.

Sostenibilità in Architettura

Delineato a grandi linee il significato di questi termini è ora necessario definire il modo di fare Architettura in questi ultimi anni. Specialmente in Italia, il cambiamento climatico e la sostenibilità sono spesso trascurati, basti pensare alle Università di Architettura. Queste senza dubbio favoriscono la discussione e sensibilizzano sul tema, tuttavia non si collocano in una posizione incisiva. Nella maggior parte dei laboratori di progettazione la questione non è nemmeno presa in considerazione, se non in maniera marginale. D’altronde fuori dall’Italia la situazione potrebbe apparire migliore. Robert A. M. Stern, durante il suo rettorato si espresse così riguardo la sostenibilità “Tra 10 anni non staremo più a parlare di sostenibilità, dato che sarà integrato nei processi fondamentali dell’architettura”². I 10 anni di Stern sono appena trascorsi e stiamo ad ogni modo ancora a trattare di sostenibilità.

Fuori dall’ambito accademico diverse figure e i loro progetti vengono promossi come punti di riferimento dell’Architettura sostenibile. Messi in discussione, criticati o amati e idolatrati. Nell’immaginario contemporaneo, in architettura in particolare ma non solo, i termini “Green” e “Sostenibilità”, sono svuotati del loro contenuto a tal punto che vengono utilizzati per alleviare preoccupazioni dei clienti/pubblico se il progetto è innocuo/responsabile o meno. Peraltro, vengono strumentalizzati per incrementare la visibilità del progetto da un lato e dall’altro proteggere il progetto stesso da eventuali critiche. Spesso questi edifici chiamati “green” o “sostenibili”, sono forse verdi ma non sempre sostenibili, e a volte nessuna delle due.

Apparire, Maschera, Ornamento

E qui L’Apparire di Bauman ritorna. L’Apparire a tutti costi a scapito dell’Essere, con un esempio pratico le persone che conosciamo spesso non sono altro che l’idea che vogliono dare di sé. Le Architetture, come gli esseri umani, possono apparire una cosa ma non esserla. La composizione architettonica sacrificata a favore dell’Apparire.
Questo ragionamento risulta in forte antitesi con l’architettura che ci precede, dove non è presente nessuna scissione fra Essere e Apparire. Infatti John Hejduk³ verso la fine degli anni ’80 definisce l’Architettura come gusci che custodiscono i pensieri dell’uomo sul mondo. Elabora l’analogia Teatro-Architettura attraverso il racconto dei gusci (maschere) che svelano il significato della città (spazio scenico). Invece nella realtà attuale ci troviamo di fronte a colossi di cemento grigio mascherati dalla vegetazione.

Successivamente è possibile declinare l’Apparire, essendo in ambito architettonico, come Ornamento. Nel 1908, Adolf Loos⁴ proponeva di sopprimere l’Ornamento e rispondeva alle critiche dei secessionisti, che identificavano lo Stile con l’Ornamento, affermando che il progresso culturale e la grandezza del suo tempo risiedesse nel non essere in grado di produrre Ornamento nuovo. Ora, possiamo forse definire l’Architettura del Verde come lo stile del ventunesimo secolo? Il Verde, la cui definizione ha superato la connotazione cromatica, è diventato l’Ornamento del nostro tempo.

Abbiamo analizzato L’architettura contemporanea come Apparire baumaniano, confrontato con la Maschera di Hejduk e l’Ornamento di Loos, è dunque possibile fare architettura sostenibile senza contraddire Hejduk o Loos?

Circolarità

Una possibile risposta potrebbe essere L’Economia Circolare, un tema poco dibattuto nel mondo dell’Architettura nonostante vi siano iniziative ed esempi realizzati, a partire dalla Danimarca, Olanda e Finlandia. La transizione verso un’economia circolare è già in atto e si sta abbandonando gradualmente in diversi settori l’approccio lineare definito dal trinomio take-make-waste, per un modello economico circolare. Data la scarsità di materiali naturali e dal momento che il 40% del consumo energetico e l’impiego di materiali e il 35% dei rifiuti nel mondo è costituito dal settore edilizio, sembra evidente la necessità di quest’ultima di aderire a questa transizione. Immense quantità di risorse vengono utilizzate per la produzione e raramente sono reimpiegati. I materiali da costruzione seguono tipicamente un ciclo di vita lineare, dopo aver concluso il ciclo di vita sono riciclati a bassa qualità (downcycling) oppure diventano rifiuti e scarti edili. Dall’altro lato l’economia circolare, basata sul principio Cradle to Cradle⁵ sviluppato dall’architetto William McDonough insieme al chimico Michael Braungart, introduce un modello dove il valore del materiale è conservato, riducendo così i rifiuti edili, l’uso di risorse e le emissioni di CO2.

Nel settore edilizio vengono presi in considerazione essenzialmente due costi principali: quello di costruzione e quello per la manutenzione del manufatto; viene trascurato invece il costo di demolizione e smaltimento dei rifiuti edili. L’innovazione sostanziale della circolarità consiste nel trasformare quest’ultimo costo in profitto. L’operazione di Riuso degli elementi è definita anche come la settima dimensione del progetto, dove le prime tre sono quelle geometriche (altezza, larghezza, profondità) a seguire le tre dimensioni derivanti dall’impiego del BIM (cronoprogramma, integrazione costo/quantità delle tre dimensioni e integrazione dei dati per la manutenzione). La settima dimensione prevede quindi di integrare i dati per permettere lo smontaggio e il riuso in futuro. Il Principio del Design for disassembly⁶ è uno dei fondamenti della Circular economy, in linea generale si tratta di assemblare in modo reversibile i nodi facilmente accessibili, e garantire che la qualità dei materiali possa resistere all’uso e riuso nel tempo. Design for disassembly può essere riassunto in 5 punti fondamentali: Materiali (selezionare materiali che garantiscono il riuso), Longevità (progettare considerando il ciclo di vita dell’edificio), Standardizzazione (pensare al progetto come parte di un sistema e non un singolo oggetto), Nodi (connessioni che tollerino assemblaggi continui nel tempo) e Smontaggio (oltre a pianificare la costruzione è necessario pianificare la de-costruzione).

Circl Pavilion

Chiarito l’approccio circolare, spostiamo l’attenzione sui Paesi Bassi, dove il governo olandese ha espresso l’intenzione di diventare 50% circolare entro il 2030 e totalmente entro il 2050.

Il settore edilizio in Olanda è in forte slancio, per fare un esempio 30 nuove torri residenziali saranno costruite a Rotterdam entro il 2025, mentre il comune di Amsterdam ha in piano la costruzione di 50mila nuove abitazioni nei prossimi 6 anni. Circl pavilion ad Amsterdam-Zuid è il primo edificio circolare in Olanda, completato a fine 2017, per la banca olandese Abn-Amro. Ideato come spazio di incontro per i dipendenti e clienti della banca, accomoda aree per co-working, spazi per esposizioni e un ristorante. Il progetto è realizzato dallo studio olandese de Architekten Cie, lo studio DoepelStrijkers invece si è occupato degli interni. Il padiglione è stato pensato per esser il più possibile flessibile e seguendo il principio del Design for disassembly e quelli legati alla economia circolare.

La struttura inizialmente concepita in calcestruzzo armato, venne poi sostituita con travi in larice appositamente di lunghezza maggiore, cosicché la sezione contenente i giunti può esser accorciata una volta smontata e la trave è pronta per esser riutilizzata. Gli scarti delle travi sono stati poi impiegati per gli interni. Il pavimento in calcestruzzo sabbiato e levigato presenta un aspetto consumato, questo deriva dalla decisione di non coprire 1600 mq di superficie con un strato protettivo durante i lavori. L’utilizzo di sigillanti, colle, poliuretano espanso è stato sostituito, dove possibile, da metodi di assemblaggio a secco tramite viti e bulloni. Pietre di pavimenti in disuso, ottenute da edifici demoliti o abbandonati, sono state impiegate come isolante acustico per la pavimentazione del piano terra e del primo piano. Inoltre, 16.000 paia di jeans vecchi e 2500 chili di abbigliamento aziendale sono stati adoperati come isolante termico nelle murature e nei soffitti.

Tutte queste soluzioni dimostrano un’attenzione in ogni fase nell’iter progettuale. Progettare non pensando solamente all’edificio come fine a se stesso, ma come anello di una catena, richiede un grande sforzo e Circl Pavilion è diventato un punto di riferimento per la progettazione circolare. Questo progetto, insieme a pochi altri realizzati negli ultimi cinque anni, testimonia la possibilità di essere sostenibile in maniera onesta, senza necessariamente esibirsi o nascondersi dietro alla vegetazione.

Outro

Per concludere, buona parte dell’architettura contemporanea testimonia la forte presenza delle due presunte risposte al problema dell’instabilità espressi inizialmente. In primo luogo, l’Apparire è stato indagato a sufficienza e l’architettura “circolare”, se è possibile definirla come tale, tramite l’impiego di materie prime e particolari sistemi costruttivi esibisce se stessa, senza dover ricorrere a nessuna maschera. In secondo luogo, Bauman definisce il Consumismo come un’economia dello spreco e dell’illusione, coniando la locuzione “Consumo, dunque sono”⁷; dall’altro lato l’economia circolare rappresenta chiaramente l’antitesi di questa tendenza.

La circolarità può quindi essere un modo per far fronte al senso di disorientamento della nostra società?

¹ Z. Bauman, Liquid Modernity, Cambridge, Polity Press, 2000.
² Richard Conniff, Coming to Ecological Terms in Architectural Design, environment:YALE magazine, www.environment.yale.edu, ultima modifica Spring 2010, data di consultazione 09/03/2020.
³ J. Hejduk, Mask of Medusa, Segrate, Rizzoli, 1985.
⁴ A. Loos, Ornement et Crime, Paris, Les Cahiers d’aujourd’hui, 1913.
⁵ M. Braungart, W. McDonough, Cradle to Cradle: remaking the Way We Make Things, New York, North Point Press, 2002.
⁶ Red. Kasper Guldager Jensen,John Sommer, Building a Circular Future – 3rd edition, Gxn Innovation, 2016.
⁷ Z. Bauman, Consumo dunque sono, Bari, Laterza, 2007.


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Berk Ozturk Author
Nato in Turchia e cresciuto in Italia. Queste due culture hanno modellato la sua identità e sono costantemente presenti nella sua vita. Dopo essersi laureato allo IUAV, ha preso parte a seminari di architettura alla Biennale di Venezia e a Trento (organizzato dall’associazione Acropoli). Ha trascorso il suo ultimo anno, prima di iniziare il suo Master al Politecnico di Milano, in stage a Rotterdam e Istanbul.
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