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Chi sono // Chi siamo

Questo articolo non parla di Architettura, ma dell’Architetto. La questione dell’identità viene affrontata partendo da uno sguardo profondo sul “sé”, necessariamente personale, per poi oltrepassare la dimensione singolare e arrivare a trattare dell’identità dell’Architetto. Un testo bipartito, ciascuna parte con una propria identità.

PREMESSA.

ll seguente articolo, come prevedibile dal titolo è suddiviso in due parti, nella prima parte viene esposto l’identità di uno studente di Architettura, l’autore di questo articolo. Una serie di riflessioni e considerazioni strettamente personali inerenti al tema dell’identità, con il fine di presentare questioni più o meno condivise dal lettore e inteso anche come un esercizio introspettivo per conoscere meglio se stessi. Conoscersi scrivendo.
La prima parte è strutturata senza trama e senza finale, in modo disordinato, insomma un po’ come la mente umana.
La seconda metà dell’articolo invece, in contrasto con la prima metà, presenta un discorso più strutturato e ragionato, quindi più denso. Il discorso si sviluppa attorno al tema dell’identità dell’Architetto, in questo senso verranno presi in considerazione alcuni teorici per presentare e ragionare sulla condizione contemporanea dell’Architetto.

PARTE I.

Prima di iniziare a trattare della mia identità come futuro architetto/studente-architetto vorrei introdurre brevemente la mia identità personale-sociale. Trovo piuttosto difficile trovare una risposta esatta alla domanda “Di dove sei?”, non mi sento “Essere” di un luogo. Questa ambigua sensazione ha senz’altro a che fare con la mia biografia, sospesa fra due culture, non credo di possedere una unica origine, bensì tre.
La prima origine-nascita come essere-uomo in Turchia e la seconda origine-crescita come essere-persona in Italia, qui non vorrei entrare in discussioni semantiche riguardo l’essere-uomo e l’essere-persona. Queste due culture, alle quali penso di appartenere indistintamente, hanno confluito a plasmare la mia identità cosi come si presenta oggi. Non mi sono scordato della terza origine, questa ha luogo a Venezia, più precisamente all’Università Iuav di Venezia, ed è quella dell’essere-architetto che tratterò ora.

Fino alla fine del secondo anno della laurea triennale non ero ancora totalmente convinto che questa fosse la mia strada, ovvero quella di fare l’Architetto, ma una volta acquisito un minimo di bagaglio culturale architettonico e rendendomi conto del ruolo fondamentale che l’Architetto, con il suo operato, riveste nella società fui determinato a diventarne uno. Sono stato da sempre affascinato, più che dai risultati prodotti, dal processo che ci sta dietro, sia dal punto di visto costruttivo che teorico.
La carriera accademica e quella professionale, per dire, che ho dietro è piuttosto ambivalente, dopo aver conseguito la laurea triennale non ho sempre optato per ciò che mi interessasse maggiormente. Anzi, consapevolmente ho intrapreso esperienze contrastanti con il mio pensiero, sia con la scelta del corso di laurea magistrale, che sto ultimando, che di alcuni studi di Architettura in cui mi sono trovato per periodi medio-brevi. La ragione di tutto ciò, forse anche la stessa che mi stimola a fare esperienze all’estero, è il presentimento di poter avere maggiore controllo sull’Architettura e sul mestiere, sperimentando diversi modi di pensare all’Architettura. Dall’altro lato questa sensazione non mi sembra di poterla raggiungere. Con il passare degli anni, invece di ottenere risposte alle domande, mi ritrovo con sempre più domande irrisolte. Questo è ben visibile anche nei due precedenti articoli per Agorà Magazine, dove espongo delle questioni alle quali non ho risposte ben precise. Riguardo al mestiere dell’Architetto ho iniziato ad impararlo, con fatica, facendolo fuori dall’ambito accademico, sono dell’idea che nelle Università di Architettura venga insegnato a fare Architettura, non a fare l’Architetto, le due cose non coincidono necessariamente. Di recente mi è stato posto, in diverse occasioni, la questione di che cosa voglia occuparmi finiti gli studi, beh, vorrei fare l’Architetto e fare Architettura.
Risposta piuttosto banale, ma l’unica che ho. La mia preoccupazione principale è quella di poter un giorno realizzare spazi sia estetici (belli) che etici (buoni) e questo potrebbe benissimo essere il tema di un futuro articolo.
Specializzarsi in qualcosa di specifico mi sembra una via senza uscita, e riporto le parole di Nicola di Battista, nell’editoriale di Domus 1014, “Lo specialismo ci costringe a guardare il particolare, a considerare il frutto del nostro lavoro chiuso in sé e basta, a vederlo come un fatto esclusivamente tecnico che prendiamo in considerazione solo per il suo essere un mezzo utile a realizzare alcune azioni della nostra vita, ma niente di più.”¹
Per concludere questa prima parte, in merito a questi esercizi di scrittura che sto sviluppando con questo magazione, ritengo che mi rappresentino non meno di un progetto architettonico.

TWO HUNDRED FIFTY THINGS AN ARCHITECT SHOULD KNOW
by Michael Sorkin (2014)

1.The feel of cool marble under bare feet. 2.How to live in a small room with five strangers for six months. 3.With the same strangers in a lifeboat for one week. 4.The modulus of rupture. 5.The distance a shout carries in the city. 6.The distance of a whisper. 7.Everything possible about Hatshepsut’s temple (try not to see it as “modernist” avant la lettre). 8.The number of people with rent subsidies in New York City. 9.In your town (include the rich). 10.The flowering season for azaleas. 11.The insulating properties of glass. 12.The history of its production and use. 13.And of its meaning. 14.How to lay bricks. 15.What Victor Hugo really meant by “this will kill that.” 16.The rate at which the seas are rising. 17.Building information modeling (BIM). 18.How to unclog a Rapidograph. 19.The Gini coefficient. 20.A comfortable tread-to-riser ratio for a six-year-old. 21.In a wheelchair. 22.The energy embodied in aluminum. 23.How to turn a corner. 24.How to design a corner. 25.How to sit in a corner. 26.How Antoni Gaudí modeled the Sagrada Família and calculated its structure. 27.The proportioning system for the Villa Rotonda. 28.The rate at which that carpet you specified off-gasses. 29.The relevant sections of the Code of Hammurabi.” 30.The migratory patterns of warblers and other seasonal travelers. 31.The basics of mud construction. 32.The direction of prevailing winds. 33.Hydrology is destiny. 34.Jane Jacobs in and out. 35.Something about Feng Shui. 36.Something about Vastu Shilpa. 37.Elementary ergonomics. 38.The color wheel. 39.What the client wants. 40.What the client thinks it wants. 41.What the client needs. 42.What the client can afford. 43.What the planet can afford. 44.The theoretical bases for modernity and a great deal about its factions and inflections. 45.What post-Fordism means for the mode of production of building. 46.Another language. 47.What the brick really wants. 48.The difference between Winchester Cathedral and a bicycle shed. 49.What went wrong in Fatehpur Sikri. 50.What went wrong in Pruitt-Igoe. 51.What went wrong with the Tacoma Narrows Bridge. 52.Where the CCTV cameras are. 53.Why Mies really left Germany. 54.How people lived in Catal Huyuk. 55.The structural properties of tufa. 56.How to calculate the dimensions of brise-soleil. 57.The kilowatt costs of photovoltaic cells. 58.Vitruvius. 59.Walter Benjamin. 60.Marshall Berman. 61.The secrets of the success of Robert Moses. 62.How the dome on the Duomo in Florence was built. 63.The reciprocal influences of Chinese and Japanese building. 64.The cycle of the Ise Shrine. 65.Entasis. 66.The history of Soweto. 67.What it’s like to walk down Las Ramblas. 68.Backup. 69.The proper proportions of a gin martini. 70.Shear and moment. 71.Shakespeare, et cetera 72.How the crow flies. 73.The difference between a ghetto and a neighborhood. 74.How the pyramids were built. 75.Why. 76.The pleasures of the suburbs. 77.The horrors. 78.The quality of light passing through ice. 79.The meaninglessness of borders. 80.The reasons for their tenacity. 81.The creativity of the ecotone. 82.The need for freaks. 83.Accidents must happen. 84.It is possible to begin designing anywhere. 85.The smell of concrete after rain. 86.The angle of the sun at the equinox. 87.How to ride a bicycle. 88.The depth of the aquifer beneath you. 89.The slope of a handicapped ramp. 90.The wages of construction workers. 91.Perspective by hand. 92.Sentence structure. 93.The pleasure of a spritz at sunset at a table by the Grand Canal. 94.The thrill of the ride. 95.Where materials come from. 96.How to get lost. 97.The pattern of artificial light at night, seen from space. 98.What human differences are defensible in practice. 99.Creation is a patient search. 100.The debate between Otto Wagner and Camillo Sitte. 101.The reasons for the split between architecture and engineering. 102.Many ideas about what constitutes utopia. 103.The social and formal organization of the villages of the Dogon. 104.Brutalism, Bowellism and the Baroque. 105.How to dérive. 106.Woodshop safety. 107.A great deal about the Gothic. 108.The architectural impact of colonialism on the cities of North Africa. 109.A distaste for imperialism. 110.The history of Beijing. 111.Dutch domestic architecture in the seventeenth century. 112.Aristotle’s Politics. 113.His Poetics. 114.The basics of wattle and daub. 115.The origins of the balloon frame. 116.The rate at which copper acquires its patina. 117.The levels of particulates in the air of Tianjin. 118.The capacity of white pine trees to sequester carbon. 119.Where else to sink it. 120.The fire code. 121.The seismic code. 122.The health code. 123.The Romantics, throughout the arts and philosophy. 124.How to listen closely. 125.That there is a big danger in working in a single medium: the logjam you don’t even know you’re stuck in will be broken by a shift in representation. 126.The exquisite corpse. 127.Scissors, stone, paper. 128.Good Bordeaux. 129.Good beer. 130.How to escape a maze. 131.QWRTY. 132.Fear. 133.Finding your way around Prague, Fez, Shanghai, Johannesburg, Kyoto, Rio, Mexico City, Solo, Benares, Bangkok, Leningrad, Isfahan. 134.The proper way to behave with interns. 135.Maya, Revit, CATIA, whatever. 136.The history of big machines, including those that can fly. 137.How to calculate ecological footprints. 138.Three good lunch spots within walking distance. 139.The value of human life. 140.Who pays. 141.Who profits. 142.The Venturi effect. 143.How people pee. 144.What to refuse to do, even for the money. 145.The fine print in the contract. 146.A smattering of naval architecture. 147.The idea of too far. 148.The idea of too close. 149.Burial practices in a wide range of cultures. 150.The density needed to support a pharmacy. 151.The density needed to support a subway. 152.The effect of the design of your city on food miles for fresh produce. 153.Lewis Mumford and Patrick Geddes. 154.Capability Brown, André Le Nôtre, Frederick Law Olmsted, Muso Soseki, Ji Cheng, and Roberto Burle Marx. 155.Constructivism, in and out. 156.Sinan. 157.Squatter settlements via visits and conversations with residents. 158.The history and techniques of architectural representation across cultures. 159.Several other artistic media. 160.A bit of chemistry and physics. 161.Geodesics. 162.Geodetics. 163.Geomorphology. 164.Geography. 165.The law of the Andes. 166.Cappadocia firsthand. 167.The importance of the Amazon. 168.How to patch leaks. 169.What makes you happy. 170.The components of a comfortable environment for sleep. 171.The view from the Acropolis. 172.The way to Santa Fe. 173.The Seven Wonders of the Ancient World. 174.Where to eat in Brooklyn. 175.Half as much as a London cabbie. 176.The Nolli Plan. 177.The Cerdà Plan. 178.The Haussmann Plan. 179.Slope analysis. 180.Darkroom procedures and Photoshop. 181.Dawn breaking after a bender. 182.Styles of genealogy and taxonomy. 183.Betty Friedan. 184.Guy Debord. 185.Ant Farm. 186.Archigram. 187.Club Med. 188.Crepuscule in Dharamshala. 189.Solid geometry. 190.Strengths of materials (if only intuitively). 191.Halong Bay. 192.What’s been accomplished in Medellín. 193.In Rio. 194.In Calcutta. 195.In Curitiba. 196.In Mumbai. 197.Who practices? (It is your duty to secure this space for all who want to.) 198.Why you think architecture does any good. 199.The depreciation cycle. 200.What rusts. 201.Good model-making techniques in wood and cardboard. 202.How to play a musical instrument. 203.Which way the wind blows. 204.The acoustical properties of trees and shrubs. 205.How to guard a house from floods. 206.The connection between the Suprematists and Zaha. 207.The connection between Oscar Niemeyer and Zaha. 208.Where north (or south) is. 209.How to give directions, efficiently and courteously. 210.Stadtluft macht frei. 211.Underneath the pavement the beach. 212.Underneath the beach the pavement. 213.The germ theory of disease. 214.The importance of vitamin D. 215.How close is too close. 216.The capacity of a bioswale to recharge the aquifer. 217.The draught of ferries. 218.Bicycle safety and etiquette. 219.The difference between gabions and riprap. 220.The acoustic performance of Boston’s Symphony Hall. 221.How to open the window. 222.The diameter of the earth. 223.The number of gallons of water used in a shower. 224.The distance at which you can recognize faces.” 225.How and when to bribe public officials (for the greater good). 226.Concrete finishes.227.Brick bonds. 228.The Housing Question by Friedrich Engels. 229.The prismatic charms of Greek island towns. 230.The energy potential of the wind. 231.The cooling potential of the wind, including the use of chimneys and the stack effect. 232.Paestum. 233.Straw-bale building technology. 234.Rachel Carson. 235.Freud. 236.The excellence of Michel de Klerk. 237.Of Alvar Aalto. 238.Of Lina Bo Bardi. 239.The non-pharmacological components of a good club. 240.Mesa Verde. 241.Chichen Itza. 242.Your neighbors. 243.The dimensions and proper orientation of sports fields. 244.The remediation capacity of wetlands. 245.The capacity of wetlands to attenuate storm surges. 246.How to cut a truly elegant section. 247.The depths of desire. 248.The heights of folly. 249.Low tide. 250.The Golden and other ratios.

PARTE II.

“Architetti, non mentirò, mi confondete. Lavorate sessanta, ottanta ore a settimana e tuttavia siete sempre poveri… Gli architetti amano discutere di quanto hanno dormito..”² con queste parole la scrittrice Annie Choi definisce gli architetti nella lettera aperta intitolata “Dear Architects, I am sick of your sh*t” pubblicato inizialmente nel 2006 in Pidgin Magazine (pubblicazione di studenti laureati presso la Princeton University School of Architecture); seppure sia una descrizione verosimile l’Identità dell’Architetto non è possibile ridurla a questa.
La questione già accennata nella prima parte, la distinzione fra Architettura e Architetto è apparantemente ovvia, ma presenta ambiguità. Bernard Rudofsky concretizza la sua proposta del 1941 nel 1964 al MOMA di New York con la mostra intitolata “Architettura senza architetti”, dove le architetture spontanee/vernacolari sono al centro dell’attenzione. Il lavoro di Rudofsky implica in un certo senso la non-essenzialità della figura dell’Architetto, controbilanciata “dall’attività spontanea e continua di un intero popolo con un patrimonio comune, agendo all’interno di una comunità di esperienze.”³ Quindi possiamo intendere l’Architettura come un fenomeno che precede l’Architetto. Invece secondo il dizionario etimologico il termine Architettura deriva dalla parola Architetto (Architéktōn in greco e Architectus in latino).
Tralasciamo l’Architettura e soffermiamoci sull’identità dell’Architetto. Quest’ultima sin dalle sue origini sta manifestando una continua mutazione. Il lavoro di Yona Friedman in Toward a Scientific Architecture porta una critica alla definizione dell’Architetto “mediatore dei desideri del futuro utente che finisce per avere poco o nessun potere decisionale finale”⁴. Friedman anticipa un modello di organizzazione di rete per i processi di progettazione, aprendoli a sistemi di controllo decentralizzati, costantemente in trasformazione. Giancarlo de Carlo invece si sofferma sul significato e sulle implicazioni della partecipazione. L’opera di De Carlo insiste su una continua rimessa in gioco del mestiere dell’Architetto: serve ragionare criticamente sul ruolo evitando luoghi comuni.
L’evoluzione del ruolo dell’architetto è un tema sempre piu messo in discussione, gli autori del libro Consensus Design⁵, riconfigurano la posizione dell’Architetto, che invece che fare da mediatore tra Cliente e Utente, questi tre ruoli concorrono in pari modo a definire il progetto, quindi l’architetto si presenta come Facilitatore.
Dall’altro lato i teorici Markus Breitschmid e Valerio Olgiati ritengono che a dare significato ad un edificio sia “esclusivamente l’idea dell’architetto”⁶; da sottolineare anche il contesto di questa riflessione per cui “Nell’attuale mondo non-referenziale gli obiettivi sociali si differenziano in base alla miriade di individui e gruppi i cui interessi sono talmente diversi da renderne del tutto impossibile la fusione”⁶.
Ad influire all’identità dell’architetto vi è un ulteriore aspetto, quello della digitalizzazione. La terza ondata, dove le prime due sono la nascita del CAD e la transizione al BIM, in arrivo è quella del AI. Si specula dicendo che “grazie all’intelligenza artificiale, agli umani viene sempre più garantita la capacità di creare e progettare il mondo in cui vogliono vivere e lasciare il lavoro sporco alle macchine”⁷, sarà il tempo a dircelo se questo “lavoro sporco” è elemento quintessenziale dell’identità dell’Architetto.

Copertina: Berk Ozturk, Fake cover, Milano, 2021.

¹ Nicola di Battista, DELLA LIBERTÀ, Domus n. 1014, Milano, Giugno-2017.
² Annie Choi, Dear Architects, I am sick of your sh*t, Pidgin Magazine, Princeton 2006.
³ Bernard Rudofsky, Architecture Without Architects, New York, The Museum of Modern Art, 1964.
⁴ Yona Friedman, Toward a Scientific Architecture, Cambridge, The MIT Press, 1975.
⁵ Christopher Day, Rosie Parnell, Consensus Design, Oxford, Architectural Press, 2003.
⁶ Valerio Olgiati, Markus Breitschmid, Non-referential Architecture, Zurigo, Park Books, 2018.
⁷ Wasim Muklashy, How Machine Learning in Architecture Is Liberating the Role of the Designer, da www.redshift.autodesk.com, ultima modifica 05/2018, data di consultazione 04/2021.

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Berk Ozturk Author
Nato in Turchia e cresciuto in Italia. Queste due culture hanno modellato la sua identità e sono costantemente presenti nella sua vita. Dopo essersi laureato allo IUAV, ha preso parte a seminari di architettura alla Biennale di Venezia e a Trento (organizzato dall’associazione Acropoli). Ha trascorso il suo ultimo anno, prima di iniziare il suo Master al Politecnico di Milano, in stage a Rotterdam e Istanbul.
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