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Connessioni prossime – la crisalide dell’identità: intervista agli artisti di Spazio in Situ

Nell’orizzonte di un futuro prossimo, inevitabilmente legato alla dimensione iper-fluida del presente, l’identità si svincola dalle sue catene riscoprendosi nella metamorfosi come entità in eterno divenire, votata alla ricerca del suo vero sé. A dare corpo alle sue declinazioni più svariate è la voce degli artisti dell’artist-run space romano Spazio In Situ, che tratteggiano le visioni future dell’identità del prossimo millennio.

CHRISTOPHE CONSTATIN – Déjà vu contemporaneo

1 – L’identità dell’arte è una crisalide in continuo mutamento, che in particolari attimi può indurre a un déjà vu esperienziale. Intimamente correlati queste due dimensioni contribuiscono alla creazione del gap sintomatico che rende l’opera d’arte tale. In tempi prossimi come cambierà la declinazione di questa fenomenologia del contemporaneo?

È il termine “contemporaneo” a essere ormai superato, trasmette idee e concetti che ormai sono stati fin troppo rilavorati, perdendone spesso il senso profondo, per lasciare trasparire solo un guscio vuoto di contenuto. Con questa parola, si è definita l’arte di più di mezzo secolo, come se fosse l’alternativa alla modernità, però mentre la modernità era una parola che definiva l’arte quanto la realtà dell’epoca, il contemporaneo definisce unicamente l’arte, portandola a staccarsi dal mondo da cui deriva. Bourriaud nel libro Il Radicante introduce la terminologia di Alter-modernità, che di per sé potrebbe segnare il ritrovamento dell’arte con la società odierna, un’alternativa alle derive e alla produzione post-postmoderna, che nel suo autocelebrarsi è diventata una caricatura dell’arte stessa. La salvezza dell’arte è nel provare a non essere più tale, diventando più reale del reale stesso, che dobbiamo sottolineare è anche questo diventato una sorta di grande spettacolo d’arte. Stiamo tutti in attesa di una possibile nuova corrente, che guardando un po’ in giro, esiste già. Io la qualifico in Pop-romantica, perché percepisco nella produzione odierna tante reminiscenze del movimento ottocentesco, portando avanti quest’idea sia nella mia produzione artistica che curatoriale. Spero comunque che ad un momento ci sia una scissione con l’arte più nota dei 30 ultimi anni, un’arte che riporta sul davanti della scena un attivismo artistico, una consapevolezza di dover portare avanti idee nuove e non slogan ripresi dal net. Sicuramente in Italia si stanno aggregando nuove idee e nuove forme, che possono riportare la sua arte sul davanti della scena, dopo più di 40 anni di vegetazione. Forse questa grande traversata del deserto permetterà una rivoluzione globale della definizione propria dell’arte. Non posso esserne certo, ma sono felice di notare questo nuovo fermento in tutta la penisola, un ritorno delle iniziative create da artisti e non da altri addetti al settore. Credo proprio sia nella riconquista della padronanza da parte degli artisti, sul definire l’arte, che si può ricomincia a sperare in un futuro per la cultura “Contemporanea”.

Spazio in Situ - Christophe Constantin

C. Constantin, Petite Annonce, 2018.

MARCO DE ROSA – Architettura

2 – Architettura e spazio in che modo interagiscono con la pratica artistica e qual è l’aspettativa che possiamo attenderci rispetto alla loro interazione nell’avvenire?

Nel mondo dell’arte credo che ci sia sempre stato un rapporto tra spazio e pratica artistica in quanto le opere, oltre a intrattenere un dialogo con il fruitore, si sono sempre scontrate con il concetto di spazio. Nell’arte contemporanea penso che questo legame sia sempre più stretto, perché approfondito non solo come contenitore nell’accezione più ampia del termine, ma racchiude anche varie domande sulla società e sul tempo che viviamo. Credo ci sia un equilibrio sottile tra l’opera e la sua percezione, dove lo spazio va ad inserirsi accompagnandone la fruizione. Il rischio però è che l’allestimento e l’estetica che si crea tra opera/oggetto e spazio espositivo possano fare ombra a quelli che poi sono i contenuti del lavoro, trasformandosi in scenografie fine a sé stesse.

Spazio in Situ - Marco De Rosa

M. De Rosa, Nastro Segnaletico, 2018.

FEDERICA DI PIETROANTONIO – Universalità linguistica

3 – Se si può dire che il “sovvertire” rappresenti oggi una delle componenti primarie di un linguaggio universale, quali sono le previsioni rispetto al futuro dell’universalità linguistica?

Il ragionamento intorno al linguaggio è ricorrente all’interno della mia ricerca, ed è una spinta che proviene da attuali necessità di definizione della contemporaneità e dei suoi movimenti. Il paradosso in cui viviamo è l’utilizzo di una varietà di linguaggi, di origine popolare e/o mediatica, nati in via sperimentale ed esperienziale, la cui definizione, continua e mai stabile, avviene per mezzo dell’utilizzo stesso, non per scelta consapevole. La natura mediatica permette inoltre il confronto diretto con la community, che assume un ruolo contemporaneamente passivo e attivo nella programmazione futura di un linguaggio universale e i cui segni si evolvono di volta in volta. Il nucleo dei sentimenti espressi e la sfera emotiva rimangono invece invariati, eternamente intrappolati in un contesto di continue traduzioni nel tentativo sublime di fuggire da esse.

Spazio in Situ - Federica Di Pietrantoniole

F. Di Pietrantonio, Le mort sur le dancefloor, 2020.

ANDREA FROSOLINI – Immagine pop e spersonalizzazione

4 – In questo tempo del fluido l’identità si anestetizza nell’atto di spersonalizzazione. Quali sono le derive che a lungo termine porterà questo processo e come incidono le contaminazioni dell’immagine pop che in esso convergono?

Se il panorama a identificarci è quello in cui viviamo, l’uomo non può sottrarsi agli atteggiamenti socio-culturali che la nostra generazione propone. Nella propria esistenza, l’individuo dovrà imparare a gestire i messaggi contradditori a cui è sottoposto, propri del panorama pubblicitario e pop, in cui informazioni di cronaca e réclame si fondono all’interno del nostro panorama dell’immagine tramite gli stessi metodi comunicativi. Esso si trova a dover modificare i propri desideri, per sopravvivere con il paradosso con cui è costretto a coesistere. Gli stimoli a cui è sottoposto, mascherano ogni informazione, filtrano la realtà affinché ogni input abbia lo stesso stile. Questo sistema, mascherato da opportunità paritaria di presentazione delle informazioni, tende invece ad appiattire il valore individuale ai fini di una standardizzazione dei contenuti. Questa flat-line diventa superficie di apparenza per il reale, con la quale riesce a sintetizzare ogni contenuto in immagine. In un panorama collettivo saturo di immagini e prodotti, la personalità umana si questiona, muta nel tempo, divenendo un prodotto ibrido, costituito dalla sovrapposizione di un immaginario emotivo e pubblico. Il tentativo dichiarato è quello di rafforzare la personalità umana tramite l’estetica, l’apparenza. L’individuo è indotto al consumo tramite una serie di debolezze relative alla propria personalità, indotte dal sistema capitalistico stesso, che fa leva proprio sulla vulnerabilità umana per coesistere con le proprie contraddizioni. Questo crea nella formazione della personalità umana un’evidente confusione, che porta con il tempo a un’infelicità latente, un’insoddisfazione di base che creerà nell’individuo una frustrazione parzialmente incosciente, mascherata da slogan positivista.

Spazio in Situ - Andrea Frosolini

A. Frosolini, Way too damn needy, 2020.

FRANCESCA CORNACCHINI – Distopie

5 – Quali saranno le distopie del nuovo millennio e come influiranno nella vita che tutti conosciamo?

Va bene facciamo questo gioco! Parliamo di distopie immanenti: vincere viaggi su Second Life con persone celebri? Perché no? Il grande perv dell’internet? Google…sta guardando. L’industria del porno fallirà, il vero wet dream saranno gli avatar, i prosthetic pretenders della nuova rivoluzione sessuale. I droni ad uso privato rovineranno sempre più amplessi, diventando tediosi voyeur di ignari amanti. I social si unificheranno in uno solo, e i cookie sapranno prima di te i tuoi cambiamenti ormonali. È il processo “naturale” di relazione tra corpo e tecnologia, un cyber sodalizio sensoriale e biologico, di cui solo ora stiamo realmente comprendendo la sua vera portata. I simboli e i termini andranno cambiati, perché noi siamo per la tecnologia ciò che un’ape è per il fiore.

Spazio in Situ - Francesca Cornacchini

F. Cornacchini, Ruins of me, 2020.

SVEVA ANGELETTI – Transizioni

6 – La discontinuità temporale del presente sta accelerando le transizioni del vissuto in maniera imprevedibile. Come sopravvivrà il concetto d’identità in un futuro, propenso a eliminare i ricordi del suo passato?

Personalmente non sono così pessimista da pensare che l’individuo si pieghi ad un’evoluzione che propende per l’eliminazione del passato e quindi di se stesso; pertanto l’implacabile esigenza di rimanere è ben lontana dal declino. Siamo ancora in quella fase dell’evoluzione umana in cui l’onda delle ferventi rivoluzioni giovanili predisposte a rinnegare il passato si infrange sulle sponde della rivalutazione, in primis dei genitori e poi dell’umanità tutta, alla soglia dei 25-30 anni. Piuttosto è l’identità a subire delle grandi mutazioni, dal momento in cui è diventato possibile frazionarla e moltiplicarla. Infatti, a tal proposito bisognerebbe capire quale delle possibili identità selezionare per la memoria storica, oppure accontentarsi del concetto di “identità molteplici”, il quale sopperirà ai contenuti di ciascuna e sarà l’effettivo nocciolo della testimonianza. In una società dove si nasce e si muore in una frazione di secondo, dove si vive contemporaneamente in spazi diversi, mi sento di propendere per la seconda affermazione, che avvalorerà la molteplicità rispetto alla singolarità, un sentire comune piuttosto che l’individualismo.

Spazio in Situ - Sveva Angeletti

S. Angeletti, !, 2020.

ROBERTA FOLLIERO – Meccanizzazione

7 – Come convivranno da qui in poi il dato umano e l’automatismo della meccanizzazione?

Le macchine sono create tramite rimandi delle esperienze umane. L’automatismo dato, ad esempio, tramite circuiti logici o elaborativi, serve effettivamente a ridurre al minimo l’intervento dell’uomo. Per la mia pratica artistica, a volte, è interessante la piena sostituzione che avviene con la trasfigurazione della persona con una “macchina” più o meno complessa. Quest’ultima s’interpone all’interno dell’opera in un processo spesso performativo che altrimenti, a mio avviso, sarebbe troppo proiettato a esperienze personali. La ripetizione di un gesto all’infinito, tramite l’automatismo di marchingegni, mi permette di distaccare qualsiasi rimando alla mia emozionalità. L’arte si è sempre nutrita delle nuove tecnologie e si è sviluppata tramite e grazie ad esse. Trovo interessante quindi l’utilizzo delle macchine, ma penso che la base delle opere sia l’idea e ciò che con essa si vuole domandare al fruitore, facendo diventare così, in questo caso, le macchine un semplice medium.

Spazio in Situ - Roberta Folliero

R. Folliero, Valzer, 2020.

GUENDALINA URBANI – Tensioni sensibili

8 – Emozione e sentimento collimano tra di loro all’interno dello spazio dell’arte, generando una tensione sensibile capace di interpretare gli eventi del mondo. In che modo si affinerà la capacità di percezione e a cosa sarà più sensibile l’attenzione degli artisti negli anni a venire?

Volendo parlare di fenomenologia della percezione bisognerà prendere in considerazione anche altri elementi (psichici, esperienziali, culturali, etc.) in quanto – come sappiamo – si tratta di una disciplina filosofica che si occupa di percezione ma in relazione a una serie di fenomeni, che influenzano o sconvolgono la naturale esperienza della percezione umana. In questo senso, la percezione in sé appare come uno strumento imprescindibile per la conoscenza del mondo, seppure dai connotati condizionabili. Considerando ogni variabile possibile risulta quindi difficile dire come si svilupperà in futuro. Negli anni a venire molti artisti lavoreranno per consolidare l’idea che unendo le proprie forze in un sistema-arte obsoleto e indifferente si può fare una piccola differenza.

Spazio in Situ - Guendalina Urbani

G. Urbani, Ed è subito sera, 2015.

DANIELE SCIACCA – Banalità

9 – Se la banalità può essere considerato il leitmotiv dell’ora presente, in cosa consisterà quello del prossimo futuro?

Faccio una piccola premessa, in quanto ci tengo a precisare cosa intendo per banale all’interno della mia produzione. Nel mio lavoro il concetto di banale rimane fedele al significato originario della parola, ovvero comune a tutti: il senso comune inteso come ovvietà. Questo perché all’interno della mia ricerca artistica mi sforzo di scovare quei punti in comune a tutti, affrontando temi bassi e banali che ci mostrano le affinità tra tutti gli umani. Detto questo io metterei subito le mani davanti, in quanto non credo che questa banalità sia il leitmotiv dell’ora. Al contrario credo che nell’ora ci sia una forte spinta nella ricerca del particolare, della determinante che ci differenzia dall’altro e che ci aiuti perciò a identificarci in un qualcosa; quel qualcosa che il Nouveau Realisme definiva identità collettive. Questa tendenza ci spinge a cercare nell’altro l’affinità per differenza, con la conseguente tendenza a dividere invece che a unire. Penso invece che in questo periodo storico, in cui si ha paura dell’altro e ci si rifugia dietro queste identità collettive, bisogna ricercare proprio la banalità e, sulla base di questa costruire un pensiero comune, che ci possa unire attraverso il concetto di banale. Considerando così il banale come un tappeto ideologico comune e prendendo per vera la tua affermazione, io spero, ma ne dubito fortemente, che la conseguenza del banale possa essere una formalizzazione e teorizzazione di questo senso comune per la costruzione di una reale struttura culturale globale.

Spazio in Situ - Daniele Sciacca

D. Sciacca, zaman & Momin Story, 2020.

CHIARA FANTACCIONE – Privacy

10 – Nel perimetro della battaglia tra privacy e visione come si dipana l’azione della libertà di agire e di essere e attualmente tra le due fazioni chi sta vincendo lo scontro?

Pensiamo all’evoluzione della parola privacy inizialmente riferita al diritto alla riservatezza, oggi, in seguito allo sviluppo tecnologico, indica il diritto al controllo sui propri dati. Il diritto alla privacy si trasforma nell’accettare la violazione di essa. Per quanto ognuno possa limitare la propria esposizione, siamo parte di un meccanismo che ci porta continuamente a vedere ed esser visti. C’è un paradosso nella coesistenza di fenomeni come la condivisione volontaria di immagini, senza conoscere la portata del pubblico raggiunto, e quello invece della sorveglianza, in cui le immagini prodotte non hanno un pubblico umano, ma sono comunque percepite come violazione della propria intimità; la differenza forse sta proprio tra l’azione attiva della condivisione e quella passiva dell’essere visti, seppur da macchine. Credo che oggi non si tratti più di un vero e proprio scontro tra le due parti, quanto piuttosto di una forzata ma civile convivenza.

Spazio in Situ - Chiara Fantaccione

C. Fantaccione, Paesaggio (Take Away), 2019.

ALESSANDRA CECCHINI – Confini

11 – Cosa si cela oltre i confini disegnati dalla realtà e dalle stesse tecnologie e in che modo l’identità vivrà la ritrovata libertà sconfinando al di là di se stessa?

Credo che questi confini siano oggi estremamente labili. La realtà è sempre più contaminata dalle immagini, dal virtuale (in senso non necessariamente negativo) e non possiamo non considerare che tutti i giorni abitiamo in uno spazio ibrido, fatto della continua sovrapposizione di vari livelli di realtà. Penso comunque che l’arte abbia un ruolo importante nella ridefinizione della realtà che viviamo: l’artista ha una responsabilità che risiede anche nella possibilità di tracciare nuove strade all’interno di questo spazio mutante.

Spazio in Situ - Alessandra Cecchini

A. Cecchini, Contenere il cielo #2, 2019.

PORTER DUCRIST – Visioni

12 – In tema di identità quali saranno le visioni alle quali immagini si potrà assistere in avvenire nell’ambito curatoriale?

Penso che il ruolo di curatore come lo intendiamo oggi, sia già superfluo. L’attuale aumento di realtà come gli “artist run space”, sta cambiando profondamente lo statuto di questa figura, lasciandogli un ruolo totalmente marginale, in confronto alle nuove movenze e tutte le nuove dinamiche che stanno scuotendo il sistema dell’arte italiano. Gli artisti si stanno raggruppando in questa tipologia di spazio, con l’intento di rappresentare un’arte fuori dai canoni galleristici, sconvolgendo le norme imposte da un ambiente ormai decadente e che ha dimostrato di non essere capace di reinventarsi. Vedremo in un futuro prossimo, sempre più figure di curatori-artisti, capaci di rivestire entrambi gli statuti, aprendo nuove piste di indagine nei dispositivi di mostrazione, riportando l’intero allestimento allo statuto di opera d’arte. Sicuramente la figura del curatore servirà ancora per grandi eventi culturali, ma non mi sorprenderebbe, in un prossimo futuro, vedere un artista alla testa di qualche evento culturale maggiore magari alla direzione della Biennale di Venezia. Spero che questa figura di artista/curatore riporti la critica sul davanti della scena, permettendo alla storia dell’arte di poter riprendere il suo viaggio, dopo la lunga sosta di questi ultimi decenni.

Copertina: Immagine per gentile concessione di Spazio in Situ.

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Giornalista freelance, laureata in Arti multimediali e tecnologiche presso l’Accademia di Belle Arti di Roma, nasce nel ’94 nel cuore del capoluogo romano dove si diploma al Liceo artistico Ripetta, mentre studia giapponese presso l’Istituto Giapponese di Cultura. Appassionata di arte, cinema e fotografia apre nel 2015 il blog d’arte contemporanea Ritrovarelartewordpress.wordpress.it. Dal 2017 collabora come redattrice per la sezione di arti figurative del magazine on-line Artegrafica.persinsala.it, mentre da febbraio del 2019 inizia a scrivere per la rivista d’arte “Titolo”.
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