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Ponte Morandi: una città divisa

Si è già scritto molto sugli sviluppi del crollo del Ponte Morandi a Genova, sulla gestione della situazione da parte dell’Amministrazione, sulle responsabilità e sui colpevoli, sui progetti e le tempistiche. Inoltre non ho le competenze necessarie per scrivere qualcosa di interessante riguardo alla questione tecnica: com’era la struttura del Ponte e come potrebbe essere. Perciò ho deciso di affrontare la questione in prima persona.

Il 14 agosto 2018 Genova si sveglia in una tempesta, l’ennesima, alle 11.36 l’aria fradicia e pesante vibra disperata e 38 vetture sono sospese nel vuoto.
Il Ponte Morandi è crollato; apprendo la notizia tramite Facebook ed osservo le immagini al telegiornale. Il primo impatto con la situazione mi pare paradossale, mi sento insensibile e non realizzo fino in fondo ciò che sto guardando. Lì per lì mi sembra di sognare, così dopo qualche minuto decido di recarmi nel Centro Storico.
Trovo la città che dorme ancora ed i suoi cittadini, come sonnambuli, si muovono nelle piazze sussurrando tutti la stessa cosa. Visualizzando lo stesso incubo.
Cerco di capire cosa stia succedendo ma gli elicotteri volano minacciosi confondendomi i pensieri. Nei vicoli rimbombano le voci isteriche dei giornalisti in televisione. Incrocio lo sguardo con degli sconosciuti che condividono la mia stessa incertezza.
Il conteggio delle vittime si ferma a 43, più una città in ginocchio.
I giorni seguenti la ricerca dei responsabili, le storie delle vittime, i comunicati stampa, la cronaca politica ed il racconto dei media.

Mi sono reso conto di quanto la situazione fosse preoccupante nel momento in cui ho dovuto viaggiare verso Ponente, attraversando quella linea immaginaria che mozza il tessuto urbano del Capoluogo Ligure. Ho provato un forte senso di frustrazione per le condizioni alienanti in cui verte la città, un sentimento spartito tra i migliaia di cittadini che sono costretti, ogni giorno, a trascorrere ore fermi nelle loro vetture, con la radio che tenta disperatamente di farli stare meglio. Toccando con mano la ferita ho capito quanto sia reale.

Genova si trova divisa in due, un destino che ha colpito molte città nella storia per ragioni completamente diverse tra loro: Baarle (Belgio / Paesi Bassi), Bergamo (alta / bassa), Berlino (est / ovest), Budapest (Buda / Pest), Gerusalemme (Israele / Palestina), Gorizia (Italia / Slovenia), Venezia (isole / terraferma), ecc… Tutti questi esempi possiedono significati e significanti differenti, ma hanno un simbolo comune. La sorte della Superba è legata alla lettura di quel simbolo, decifrandone la forma in base al contenuto.
Le idee sulla questione sono un po’ confuse ed alcune dinamiche sono ancora da mettere a fuoco. Comunque ho deciso di scrivere sulla realtà che circonda questo simbolo, a causa della sua risonanza su di me e sulla città in cui vivo.

Facendo ricerca in preparazione alla stesura di questo articolo, ho analizzato l’area mediante una chiave di lettura critica e molto legata al tema dell’editoriale¹: gli ex scali ferroviari ed i vuoti urbani. Il primo elemento che ha attirato la mia attenzione è stato l’Ex Parco Ferroviario del Campasso, ovvero un ex scalo ferroviario di proprietà di Ferrovie dello Stato. Lo scalo è stato abbandonato per anni e si sviluppa sotto i piloni del Ponte Morandi. L’area si estende per 72.671 m.q. che venivano utilizzati dal Porto di Genova come deposito ferroviario. Questo vuoto urbano è collegato da una parte all’asse ferroviario principale e dall’altra al porto storico di Genova, mediante una galleria (Galleria Landi) che prosegue fino a San Benigno. Questa infrastruttura rappresenta un elemento strategico fondamentale nello sviluppo commerciale del porto. Inoltre, considerando la sua posizione, tra Via Walter Fillak e Via della Pietra, potrebbe essere utile anche al trasporto pubblico.

Nel 2016, Rete ferroviaria Italiana, il Comune di Genova ed il Porto di Genova, hanno accordato un progetto² finalizzato al recupero dello scalo. In previsione della crescita del traffico merci, che sarà generata dalla conclusione del Terzo Valico (2022³), si vuole riaprire lo scalo e ripristinare la galleria diretta ai ponti di San Benigno. Questo collegamento potrà servire Calata Bettolo (in via di completamento) e Calata Sanità (già operativa), queste ultime sono attualmente collegate al traffico ferroviario principale dalla Via Sommergibile, che arriva al parco di Sampierdarena Smistamento. Tuttavia, il nuovo collegamento tramite Galleria Landi, diminuirà i tempi di percorrenza ed alleggerirà il traffico merci, riutilizzando un’infrastruttura esistente.

Nonostante il riutilizzo del Parco Ferroviario del Campasso come retroporto, il progetto prevede la diminuzione dei binari esistenti da 32 ad 8 e la cessione della superficie ottenuta ad uso urbano. In particolare si vuole allargare Via della Pietra attraverso un’opera di compensazione, permettendo il passaggio dei mezzi pubblici ed il miglior collegamento con la stazione metro di Brin. Inoltre, sul lato di Via Fillak, lungo tutto l’asse stradale, è stato predisposto un filtro composto da alberi e dune ambientali che dovrebbero schermare i rumori dello scalo. Le dune artificiali creeranno un parco lineare attraversato da un percorso pedonale. Il materiale necessario è già stato portato in loco, proviene dagli scavi delle gallerie del Nodo Ferroviario di Genova, così si vuole riutilizzare gli scarti per alzare il livello dei binari di 80 cm e realizzare le dune alberate.
Il progetto è stato ripreso il 28 giugno 2018, quando Rete Ferrovia Italiana, Autorità Portuale, il Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, Regione Liguria ed il Comune di Genova, hanno firmato un Accordo che definisce il cronoprogramma degli interventi, stabilendo un investimento complessivo pari a 35 milioni di euro⁴. Il progetto di riqualificazione dovrebbe essere completato ed attivo entro il 2021, prima dell’attivazione del Terzo Valico e del Nodo Ferroviario.

Le informazioni citate precedentemente sono antecedenti al crollo del Ponte; dopo il 14 agosto 2018 l’area si trasforma e assume un significato diverso. Io credo si debba unire la progettazione inerente alla riqualificazione dell’area precedente al disastro, con la progettazione successiva, cercando di trovare un equilibrio. Il recupero del Parco Ferroviario del Campasso andrebbe attuato e l’introduzione dello stato di emergenza dovrebbe velocizzarne i tempi. Si potrebbero concludere le opere già iniziate, integrando al progetto i lotti occupati dalle abitazioni che verranno demolite in Via Fillak e Via Porro. I fondi statali che arriveranno dal Decreto Genova⁵, garantiranno l’esecuzione dei lavori di riqualificazione, nonché il loro sviluppo urbano, quindi si potrebbe estendere il progetto del Parco di Via Fillak nel vuoto lasciato dal Ponte Morandi.

Il vuoto assumerebbe la forma di un parco lineare, con una dilatazione adiacente alla base dei piloni del “Nuovo Ponte”, dove potrebbe concentrarsi il valore concettuale dell’opera. Sono convinto che la componente simbolica dell’intervento di ricostruzione debba essere focalizzata sul potenziamento della viabilità e sulla riqualificazione dell’area urbana, piuttosto che su qualche elemento retorico fine a se stesso. A questo proposito si dovrebbe completare il collegamento che può unire la linea metropolitana con quella ferroviaria. Infatti la metropolitana di Genova è troncata bruscamente in prossimità della stazione di Brin, la quale confina, in superficie, con il Parco Ferroviario del Campasso. La continuazione della Metro sulla linea ferroviaria permetterebbe di arrivare fino a Voltri sfruttando una cosiddetta “metropolitana di superficie”; potenziando linearmente la metropolitana esistente, proseguendo verso Ponente, si donerebbe un senso all’intero organismo. Il progetto è già stato studiato⁶ e definisce anche la costruzione di una rete tranviaria che consoliderebbe la nuova mobilità genovese. L’investimento per realizzare l’opera è stato stimato a 450 milioni che erano stati chiesti al Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti nel 2017⁷. Tuttavia, nel gennaio 2018⁸, sono stati stanziati “solamente” 137 milioni che non hanno permesso la realizzazione totale del progetto. Quindi il sistema è stato ridimensionato nonostante gli accordi già siglati tra Comune di Genova, Ferrovie dello Stato ed Ansaldo STS. Alla luce dei fatti successivi al crollo, questo intervento dovrebbe essere velocizzato dalle semplificazioni burocratiche e dai finanziamenti statali, localizzando a Campasso un nodo fondamentale per il traffico di merci ed il trasporto pubblico. Ci sarebbe lo spazio, i fondi e le opportunità, per pensare ad una stazione nell’area del crollo, che possa coordinare la mobilità metropolitana e quella ferroviaria, servendole entrambe ed organizzandone lo scambio. Anche la tanto auspicata Alta Velocità potrebbe arrivare nella stazione di Campasso, evitando di entrare nel tessuto cittadino perdendo troppo tempo. Comunque la linea metropolitana già esistente (Brin-Brignole), garantirebbe il collegamento della stazione con il centro storico.

L’enorme vuoto urbano ai piedi del Ponte Morandi può essere sfruttato anche per la costruzione dei parcheggi di interscambio, che sono indispensabili per la realizzazione della stazione: proprio lungo Via Fillak potrebbero diramarsi gli ingressi del parcheggio al di sotto del Parco Ferroviario, il quale si trova a 6 metri d’altezza rispetto al livello stradale. Il 19 ottobre 2018¹º, sulla superficie di Campasso, è già stato completato un primo parcheggio di interscambio (86 posti auto), che verrà utilizzato dai cittadini della Val Polcevera per abbandonare la macchina a Brin ed utilizzare la metropolitana.

Prima del crollo la Giunta Bucci aveva ripreso un progetto di riqualificazione ereditato dall’amministrazione precedente. L’operazione attinge ai fondi stanziati nel Bando delle Periferie, finanziamento promosso dal Governo nella Legge di Stabilità del 2016. Il piano finanziario genovese prevede un investimento totale di 24 milioni di euro, 18 dei quali dovrebbero arrivare dal Governo mentre la restante porzione (6 milioni, pari al 25% della cifra finale) sarà in parte coperta dall’Amministrazione comunale. Gli interventi di recupero e rigenerazione coinvolti nel progetto sono molti, in particolare viene predisposta la trasformazione del Mercato ovo-avicolo del Campasso e delle aree intorno ad uso pubblico. La somma destinata a questa opera di riqualificazione è di 4.928.400 euro. L’ex Mercato del Campasso “è un edificio ottocentesco di notevole mole, dismesso dagli anni ’80. Il progetto punta al recupero delle parti riconoscibili con ingenti demolizioni, da 41.000 a 12.000 m.c., per realizzare un complesso ad uso misto, con scuola dell’infanzia e centro sportivo. La proprietà è di SPIM SpA, società in house del Comune di Genova che ha sottoscritto un accordo per conferire l’immobile conservandone la destinazione pubblica per almeno 20 anni, fatta eccezione per il piano fondi che ospiterà un piccolo punto vendita a servizio del quartiere, oggi completamente sprovvisto di negozi” ⁹. L’immobile confina direttamente con lo scalo ferroviario e potrebbe influire notevolmente sulla riqualificazione dell’area.

In conclusione, mettendo in atto i progetti già esistenti ed approvati prima del 14 agosto 2018, si può generare un polo fondamentale dal punto di vista urbano e territoriale proprio in prossimità del crollo. L’ex Mercato del Campasso sarebbe un punto di riferimento per il quartiere. La stazione metropolitana di Brin servirebbe l’intera area e proseguirebbe in entrambe le direzioni. Il progetto del Parco di Via Fillak si collegherebbe al progetto del “Nuovo Ponte”, donando così una continuità organica all’insieme. Il Parco Ferroviario del Campasso potrebbe “sfogare” il traffico su rotaia incrementando le prestazioni del Porto ed essere alla stesso tempo un nodo sostanziale nel rafforzamento della mobilità cittadina. Ed infine, il ponte farebbe il ponte.

¹ AGORÀ magazine n. 02, www.agora-magazine.com, ultima modifica 01/11/2018, data di consultazione 01/11/2018.
² Campasso, Municipio II Centro Ovest e Municipio V Valpolcevera, www.urbancenter.comune.genova.it, data di consultazione 21/09/2018.
³ Costi e tempi, www.terzovalico.it, data di consultazione 09/09/2018.
Porto di Genova: nell’area di Sampierdarena potenziamento infrastrutturale per trasporto merci, www.fsnews.it, ultima modifica 28/06/2018, data di consultazione 18/09/2018.
Decreto Legge 28 settembre 2018, n. 109, www.altalex.com, data di consultazione 20/08/2018.
Genova Mobilità 2020, www.metrogenova.com, data di consultazione 12/08/2018.
⁷ Nicola Giordanella, Metropolitana di superficie, Bucci: “Progetto già in mano al Ministro, servono 450 milioni”, www.genova24.it, ultima modifica 26/07/2017, data di consultazione 27/09/2018.
⁸ Annamaria Coluccia, Genova, la metropolitana si ferma a Terralba, www.ilsecoloxix.it, ultima modifica 20/01/2018, data di consultazione 06/09/2018.
Con 11 progetti definitivi entra nel vivo la riqualificazione di Sampierdarena, Campasso e Certosa, www.comune.genova.it, ultima modifica 04/08/2017, data di consultazione 27/10/2018.
¹º Un nuovo parcheggio di interscambio al Campasso, www.comune.genova.it, ultima modifica 19/10/2018, data di consultazione 20/10/2018.

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Marco Grattarola AdministratorKeymaster
He graduated in Architecture Sciences at the Polytechnic School of Genoa with a thesis on “Active Architecture”. He did two internships, in an art gallery and in an architecture studio. He currently attends the Master at the Polytechnic of Milan. His interests range from music to drawing, in which he experiments with curiosity and passion.
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