La Cultura nel nostro Tempo

La Cultura nel nostro Tempo

Cultura: dal lat. colĕre «coltivare». L’insieme delle cognizioni intellettuali che una persona ha acquisito attraverso lo studio e l’esperienza, rielaborandole peraltro con un personale e profondo ripensamento così da convertire le nozioni da semplice erudizione in elemento costitutivo della sua personalità morale, della sua spiritualità e del suo gusto estetico, e, in breve, nella consapevolezza di sé e del proprio mondo.¹

Tempo: dal lat. tĕmpus, voce d’incerta origine. L’intuizione e la rappresentazione della modalità secondo la quale i singoli eventi si susseguono e sono in rapporto l’uno con l’altro, vista volta a volta come fattore che trascina ineluttabilmente l’evoluzione delle cose o come scansione ciclica e periodica dell’eternità, a seconda che vengano enfatizzate l’irreversibilità e caducità delle vicende umane, o l’eterna ricorrenza degli eventi astronomici; tale intuizione fondamentale è peraltro condizionata da fattori ambientali (i cicli biologici, il succedersi del giorno e della notte, il ciclo delle stagioni, ecc.) e psicologici (i vari stati della coscienza e della percezione, la memoria) e diversificata storicamente da cultura a cultura.²

Così come altri autori che hanno scritto per il Numero 04 ho avuto la necessità di iniziare dalla definizione delle parole chiave. Questo meccanismo è figlio di due fattori principali: l’urgenza di avere una base sulla quale costruire un pensiero e l’assenza di un linguaggio appropriato che possa esprimere concetti contemporanei. Per quanto riguarda il secondo punto è evidente che il problema sia fisiologico; il nostro linguaggio si fonda su una serie di parole che hanno come radice semantica dei concetti sviluppati migliaia di anni fa.

Abbiamo bisogno di un nuovo linguaggio che possa organizzare ed interpretare la nostra contemporaneità, l’assenza di quest’ultimo si sintetizza in una totale confusione psicologica e culturale.
A questo proposito le immagini, che riempiono sempre di più la nostra vita attraverso i social e la pubblicità, in quanto simbolo cercano di sostituire goffamente il ruolo del linguaggio, generando un modo di pensare distorto ed incompleto. Purtroppo le immagini non bastano, dobbiamo iniziare a produrre parole nuove che possano esprimere concetti nuovi o che sviluppino quelli esistenti, dei neologismi capaci di individuare la nostra epoca, quindi offrendo la possibilità di superarla.
Nella Genesi³ Dio crea l’Universo dando un Nome a tutte le cose, il linguaggio è creatore, l’importanza dei nomi non è solo un fattore culturale, è una proposta.

L’Architettura, specchio della società, risente della situazione attuale ed è totalmente priva di identificazione ed auto-determinazione.
I termini che fino ad oggi hanno caratterizzato il panorama teorico sono ormai eredità scomoda e fine a se stessa. Non possiamo continuare ad aggiungere prefissi ai nomi ereditati dal ‘900, Post-qualsiasicosa e Neo-vattelapesca, sono tentativi frettolosi di distanziarsi dal passato cercando di individuare un presente ricamandoci sopra. La nostra epoca è caratterizzata da una drastica rottura con il passato, come tale deve essere la scelta del Nome che la rappresenta.

L’errore che stiamo commettendo è la lettura del presente a posteriori, è come se non ci appartenesse e cerchiamo di dargli un Nome come farebbe uno storico, tuttavia non possiamo essere gli storici di noi stessi. Osserviamo le dinamiche contemporanee come se avvenissero autonomamente, senza il nostro contributo, e tentiamo di fissare il presente attribuendogli nomi che non sono scelti da Noi ma dal presente stesso. Analizziamo passivamente ciò che stiamo facendo senza la consapevolezza che possiamo essere Noi a decidere lo “stile” (la Cultura) nel nostro Tempo e non deve essere necessariamente un’imposizione storica o di circostanza.
Sono convinto che la domanda giusta da porsi sia: dove vogliamo andare? Piuttosto che: dove stiamo andando?

Vorrei collegarmi ad un evento che avrà luogo a Milano tra il 20 e il 26 maggio. Provate a visualizzare la storia come una sorta di stratigrafia, di fatto si materializza in questo modo.
L’Arch Week⁴ di quest’anno titola “Antropocene e architettura”, dove Antropocene sta per “l’epoca geologica attuale, nella quale all’essere umano e alla sua attività sono attribuite le cause principali delle modifiche territoriali, strutturali e climatiche.” ⁵
L’Arch Week sarà un evento in stretto dialogo con i temi della XXII Triennale di Milano⁶, Broken Nature: Design Takes on Human Survival⁷. “La sostenibilità ambientale, lo sviluppo tecnologico, i fenomeni migratori, le trasformazioni sociali al centro di Broken Nature verranno messi in relazione con lo spazio urbano e analizzati attraverso una prospettiva urbanistica e architettonica.”⁸
Temi fondamentali e se vogliamo vederla in quest’ottica, più come scienziati che come storici, si può andare oltre.

Il pianeta Terra subisce modifiche strutturali, territoriali e climatiche da sempre. Cambiamenti violenti e devastanti, come i meteoriti o più ciclici, come le grandi glaciazioni, modellano gli strati del suolo e la Natura trova il modo di andare avanti, sopravvive sempre a se stessa cambiando forma.
Qui non si tratta di proteggere la povera Natura indifesa, qui si tratta di sopravvivenza. Non è l’Uomo che sta distruggendo la Natura, lei andrà avanti cambiando, è l’Uomo che distrugge l’Uomo.
Forse stiamo cercando di cambiare l’Uomo per anticipare la Natura?

Così la sostenibilità diventa “stile”, e l’Architettura diventa ambigua. La parola diventa “stile”.
La tecnologia, anch’essa specchio della società, sempre più profondamente, si intreccia con il costruito ed il progettato. Sta cercando di costruire un linguaggio nuovo e, forse, è quello che ci serve.
I fenomeni migratori sono una risorsa umana inestimabile, che da sempre consentono l’evoluzione della specie, perciò invece di vittimizzarli dovremmo gestirli, così come la Natura.
Le trasformazioni sociali stanno costruendo freneticamente un mondo diverso, un Uomo diverso.

Prendendo in considerazione il nostro Tempo, quello di cui abbiamo bisogno è veramente individuare uno “stile” contemporaneo?
Io credo di no, la ricerca in questo senso rischia di concludersi in un vicolo cieco, e forse rimane una speculazione fine a se stessa. Le tematiche fondamentalmente contemporanee sono altre, come dimostra l’Arch Week, lo “stile”, se vogliamo, può essere una conseguenza di questi meccanismi.
In questo momento storico stiamo attraversando delle problematiche e degli obiettivi su scala globale sulle quali la ricerca architettonica dovrebbe indagare piuttosto che preoccuparsi della “questione dello stile”, barricandosi nella teoria senza fare i conti con la realtà si perde il contatto con il nostro Tempo.
In conclusione credo che ciò che dobbiamo raggiungere non sia il “sublime”, che peraltro non interessa a nessuno, ma sia una maggiore consapevolezza del presente in funzione del futuro.

Gli articoli del Numero 04 sono una panoramica di “stili” diversi: “Stile Temporaneo”⁹, “Stile Assente”¹º, “Landmark Style”¹¹, “Stile Neutrale”¹², StileLibero™¹³, Economical Style¹⁴, Incompiuto¹⁵, ecc… Dove sono le proposte?

“La verità è sempre una proposta.”

Vittorio Gregotti¹⁶

¹ Cultura, vocabolario Treccani, www.treccani.it, data di consultazione 10/05/2019.

² Tempo, vocabolario Treccani, www.treccani.it, data di consultazione 10/05/2019.

³ La Bibbia, Genesi 1, 1-30, CEI, 2008.

Milano Arch Week 2019, www.milanoarchweek.eu, data di consultazione 19/05/2019.

Antropocene, Wikipedia, it.wikipedia.org, data di consultazione 01/05/2019.

Triennale Milano, www.triennale.org, data di consultazione 05/05/2019.

XXII Esposizione Internazionale della Triennale di Milano, www.triennale.org, data di consultazione 03/05/2019.

Milano Arch Week, www.triennale.org, data di consultazione 03/05/2019.

Città Temporanea: l’effimero nel permanentewww.agora-magazine.com, ultima modifica 01/05/2019, data di consultazione 01/05/2019.

¹º Architettura Fuori Tempowww.agora-magazine.com, ultima modifica 01/05/2019, data di consultazione 01/05/2019.

¹¹ Architettura contemporanea tra ricerca ed automazionewww.agora-magazine.com, ultima modifica 01/05/2019, data di consultazione 01/05/2019.

¹² L’integrante frammentazione mimetica di Gerhard Richter, www.agora-magazine.com, ultima modifica 01/05/2019, data di consultazione 01/05/2019.

¹³ Stile Libero. La Rivelazione, www.agora-magazine.com, ultima modifica 01/05/2019, data di consultazione 01/05/2019.

¹⁴ Contemporaneo relativo e stasi architettonica, www.agora-magazine.com, ultima modifica 01/05/2019, data di consultazione 01/05/2019.

¹⁵ L’incompiuto: lo stile contemporaneo?, www.agora-magazine.com, ultima modifica 01/05/2019, data di consultazione 01/05/2019.

¹⁶ La cultura del nostro tempo: intervista a Vittorio Gregotti, www.agora-magazine.com, ultima modifica 01/05/2019, data di consultazione 01/05/2019.


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Marco Grattarola AdministratorKeymaster
Si laurea in Scienze dell’Architettura nella Scuola Politecnica di Genova con una tesi sull'”Architettura Attiva”. Consegue due tirocini, in una galleria d’arte ed in uno studio di architettura. Attualmente frequenta il Master al Politecnico di Milano. I suoi interessi spaziano dalla musica al disegno, nei quali si cimenta con curiosità e passione.
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